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Cherofobia: la paura della felicità cantata da Martina Attili

Qual è il significato di cherofobia?

“Come te la spiego la paura di essere felici, quando non l’hanno capita nemmeno i miei amici, mi dicono di stare calma quando serve… Mi portano del latte caldo e delle coperte, ed è proprio quando stanno a parlare che vorrei gridare “grazie a tutti, ora potete andare”.

Cherofobia, il titolo della canzone cantata da Martina Attili, è il termine tecnico utilizzato per sottolineare un’avversione verso la felicità. Significa paura della gioia, della spensieratezza e della gaiezza.

Questa paura, come sottolinea bene la cantate di X-Factor nel testo del suo brano musicale, non porta le persone a essere negative, ma semplicemente a temere la felicità. Questa problematica arriva nei momenti in cui tutto sta andando per il meglio.

Nel quotidiano inglese The Independent, infatti, se ne parla proprio in questi termini: le persone che hanno un’irrazionale avversione per la felicità soffrono di cherofobia. Non sono le attività divertenti a far loro paura, ma il timore che se si lasciano andare, e si sentono felici e spensierate, allora accadrà qualcosa di terribile.

In un articolo pubblicato su Psychology Today, inoltre, la psichiatra Carrie Barron spiega alcune possibili ragioni per cui le persone sviluppano la cherofobia. “Potrebbe sembrare strano che qualcuno tema le emozioni positive. Spesso succede quando, durante l’infanzia, si è creato un legame fra felicità e punizione. Se sei spaventato dal piacere, potrebbe essere perché, in passato, la punizione o l’umiliazione hanno distrutto la tua gioia. Adesso hai paura di sentirti felice perché temi che la bolla esploda di nuovo”.

Studi, cause e sintomi sulla paura della felicità

Il famoso scrittore americano Ayn Rand diceva: “Il raggiungimento della felicità è l’unico scopo morale della vita”. Una rivendicazione, questa, che incarna perfettamente la convinzione convenzionale che ognuno dovrebbe lottare per la felicità.

Anche gli psicologi hanno sempre creduto per lungo tempo che la felicità fosse universalmente importante per tutte le culture; infatti, era presupposto che la mancanza di felicità portasse a una maggiore preoccupazione nelle persone. Questa idea è stata sfidata dal professore Mohsen Joshanloo della Keimyung University che, nel 2013, ha empiricamente provato che c’erano culture che preferivano evitare la felicità.

Oggi, grazie agli studi sulla paura della felicità, i ricercatori possono guardare al benessere attraverso una lente diversa. E’ possibile fornire delle spiegazioni per i vari gradi e le varie sfumature di felicità dovute ai diversi gruppi culturali nel mondo.

Esploriamo la cherofobia

La ricerca di Joshanloo ha dimostrato che la paura della felicità è un’espressione della cultura e dovrebbe essere valutata come un sistema di credenze incorporato nella collettività piuttosto che come un costrutto clinico.

Nel 2013 il dottore Joshlanloo ha condotto uno studio, fatto inizialmente su persone provenienti dallo stesso paese, per esplorare i fattori specifici della cultura che potrebbero influenzare le risposte delle persone alla scala di soddisfazione della vita.

I risultati hanno sottolineato che la paura della felicità ha avuto un impatto sui livelli del benessere riportati dai partecipanti; infatti, quando i partecipanti dimostravano alti livelli di paura della felicità anche i punteggi di benessere soggettivo erano mediamente più bassi.

I risultati di altri test hanno anche evidenziato che i partecipanti che avevano più paura della felicità erano quelli che più sopprimevano le loro emozioni e che avevano meno soddisfazioni nella vita. Più i partecipanti, invece, si sentivano di essere autonomi e pieni di benessere meno avevano paura di essere felici.

Un altro aspetto toccato dallo studio è quello delle collettività. Le comunità che puntano sul collettivismo – quelle orientali – hanno un livello leggermente più alto di paura della felicità rispetto a quelle individualistiche (occidentali). La cultura, ad ogni modo, non ha un effetto così significativo sul benessere e sulla felicità soggettiva.

Secondo lo studio, per di più, chi crede nelle circostanze esterne e non si sente in grado di poterle influenzare con le proprie capacità e scelte è più incline ad avere paura della felicità.

Apertura verso le nuove esperienze, simpatia e stabilità emozionale hanno una relazione negativa con la paura della felicità; mentre ostilità, paura, senso di colpa e tristezza portano a una maggiore paura della felicità.

7 modi per essere felici (consigli per tutti)

  1. Riscoprire i piccoli piaceri della vita. Viviamo sempre proiettati nel futuro: “una volta che avrò raggiunto quell’obiettivo…”, “se andrà bene quel lavoro…”, “se quel progetto andrà in porto…”.  Focalizzandoci sul futuro ci dimentichiamo dei piccoli piaceri. Soddisfazioni come ricevere o fare un complimento sincero, ridere senza motivo, ricevere un sorriso, mangiare il proprio piatto preferito, stare con gli amici di sempre sono azioni che possono renderci felici nel presente, nel qui e ora.
  2. Confessare una cosa di cui ci vergogniamo. Ammettere un proprio difetto, una cosa di cui ci vergogniamo toglie alla nostra debolezza il potere che le avevamo conferito. Ovviamente è importante aprirsi con le persone giuste, che riteniamo importanti nella nostra vita.
  3. Aiutare qualcuno che non conosci. Aiutare gli altri è un gesto che ci procura felicità perché ci fa sentire utili. Offrire a qualcuno di sedersi al tuo posto sull’autobus, dare indicazioni, aiutare una persona anziana con dei moduli sono, tra le tante, delle azioni utili e appaganti.
  4. Affronta qualcosa che ti spaventaFai una lista delle cose che ti spaventano di più partendo dalla più paurosa. Prendi l’ultima cosa che hai scritto e inizia a compiere il più piccolo gesto per iniziare ad affrontarla – hai paura di parlare in pubblico? Inizia a leggere qualcosa su questo specifico argomento.
  5. Trovare uno scopo nella vita. Per Seligman, fondatore della Psicologia Positiva, l’unico modo per trovare una felicità vera e duratura è trovare la propria vocazione individuando i nostri punti di forza e le nostre abilità.

Conclusioni

In pratica, secondo la dott.ssa Barron, affrontare la cherofobia vuol dire cambiare il proprio modo di pensare. Se pensate di soffrirne, si tratta probabilmente di un meccanismo di difesa che avete eretto a causa di un vecchio conflitto o di un vecchio trauma.

Ci vorrà del tempo per risolvere i vostri problemi, ma con la terapia potreste riuscire a superarli e godere della felicità.

 

“La suprema felicità della vita è essere amati per quello che si è o, meglio, essere amati a dispetto di quello che si è”.  Victor Hugo

 

A presto!

Sebastiano

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