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Come superare la timidezza e le sue paure

In questo articolo parleremo di timidezza, un tratto della personalità che, se non accettato, può diventare un problema non permettendo di vivere liberamente il nostro essere. Se anche per te la tua timidezza è diventata una preoccupazione che ti provoca disagio prova a leggere questo articolo e vedere se puoi trovare qualche spunto interessante per comprendere meglio questa complessità.

Cos’è la timidezza?

La timidezza non deve essere considerata una patologia. Essere timidi è una tendenza comportamentale ed emotiva comune a tante persone. La timidezza è un’esperienza universale, che interessa tutti, chi più, chi meno. Non è dunque una patologia, ma una caratteristica della personalità, che può raggiungere diverse intensità. Si tratta di uno stato di disagio e inibizione che si esprime nel sentirsi insicuri, timorosi e inadeguati. La timidezza, alla fine, è una strategia difensiva come tante altre.

L’essere timidi, come abbiamo appena detto, dipende in larga parte dalla nostra insicurezza: quando abbiamo paura di qualcosa la timidezza ci porta a evitare quella determinata situazione che potrebbe essere difficile e ansiogena.

Come nasce la timidezza?

La timidezza non è un tratto innato del carattere, al contrario, è un comportamento che si decide di assumere in determinate situazioni. In ogni caso, e lo sottolinea anche il dott. Morelli in un articolo su riza.it, nessuno nasce timido! Ovviamente questo tratto del nostro carattere può essere più o meno marcato in base all’ambiente in cui viviamo e alle vicende personali del soggetto.

Per altri psicologi, invece, la timidezza può essere dovuta a basi genetiche; ovvero, i genitori del timido sono spesso persone timide con scarse attitudini sociali.

Oltre agli aspetti genetici ci sono anche quelli comportamentali. Un genitore timido sarà spesso evitante, poco socievole e riservato. Si può quindi affermare, come spiega uno dei maggiori esperti di studi sulla timidezza, il dottor Walter La Gatta, che se il bambino nasce in una famiglia blindata, poco numerosa e con pochi contatti sociali, dove i genitori hanno atteggiamenti timidi e riservati verso gli altri, dove si parla poco, non si esprimono le emozioni è abbastanza normale che il bambino sviluppi comportamenti caratterizzati dall’inibizione.

Il timido, in conclusione, ha la continua sensazione di essere al centro dell’attenzione, di essere sottoposto a osservazione e giudizio degli altri. Le aspettative negative del timido lo induco a focalizzarsi su se stesso per tenere sotto controllo ciò che potrebbe essere giudicato dagli altri.

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A cosa può portare la timidezza?

La timidezza può variare di intensità e anche diminuire o svanire del tutto. Essa può variare a seconda del soggetto da un leggero disagio a una paura irrazionale, a un vero e proprio disturbo d’ansia – la fobia sociale.

La persona timida che si trova a vivere una situazione di disagio a livello fisico manifesta i seguenti sintomi:

  • accelerazione del battito cardiaco
  • morsa allo stomaco
  • sudorazione eccessiva
  • rossore

La vergogna è l’emozione con cui più spesso il timido si trova a convivere: vergogna di mostrare se stesso per quello che si è, vergogna di dire la propria opinione, vergogna di far valere le proprie idee, vergogna di risultare inadeguato.

La maggior parte delle persone che provano timidezza rientra in una fascia di valori normali. Tutti noi, chi più chi meno, siamo timidi. Questo tratto della personalità, che nella nostra società è considerato un difetto da debellare facendo sentire le persone timide sbagliate e inadeguate, in realtà può essere una risorsa che ci permette di ascoltarci maggiormente, di essere più riflessivi dandoci la possibilità di guardare maggiormente dentro di noi.

La timidezza diventa un problema quando non la accettiamo. In questo modo, infatti, la nostra autostima si abbassa e la nostra vergogna aumenta portandoci a un maggiore isolamento.

Per semplificare, utilizzando le parole dello psicoterapeuta americano John R. Marshall, si può dire che la timidezza “è una forma d’ansia sociale mentre la fobia sociale generalizzata è un disturbo più grave […] I pazienti affetti da fobia sociale manifestano le stesse preoccupazioni fondamentali. In parole povere essi temono di rendersi ridicoli in pubblico. Naturalmente tutti noi, fino a un certo punto, condividiamo la stessa preoccupazione e provare occasionalmente ansia in situazioni sociali è normale. Ma l’intensità, la persistenza e gli effetti inabilitanti della profonda paura di un’umiliazione di cui soffrono i fobici distinguono la vera fobia dalla timidezza”.

Come superare la timidezza?

Innanzitutto è importante non confondere la timidezza con la fobia sociale. La timidezza, infatti, come abbiamo già detto se limitata entro certi livelli può essere un aspetto del nostro carattere che ci contraddistingue rendendoci unici.

Ho smesso, anche se ci sto ancora lavorando, di vedere le mie timidezze come delle imperfezioni. I disagi e gli imbarazzi che provo ancora oggi cerco di accoglierli come parte di me, come dei segnali che mi ricordano di imparare a sentirmi perfetto nella mia imperfezione. Se combattiamo la nostra timidezza e i disagi che ci può provocare finiremo per trasformali in paure e fobie sociali.

Le persone con timidezza eccessiva, e lo sono stato anch’io per tanto tempo, sono giudici troppo severi che si misurano con parametri rigidi e che pensano che il problema nasca dall’esterno, dal giudizio degli altri.

Ognuno, invece, deve seguire il proprio percorso e sviluppare la propria unicità. Mostrarsi sempre brillanti e cercare di migliorare in continuazione per essere giudicati positivamente dagli altri ci porta ad allontanarci da noi stessi: se cerchiamo solamente di adeguarci alle impostazioni dell’esterno il nostro bambino interiore si ribella e crea la timidezza.

In passato ho trasformato la mia timidezza in un problema che mi creava dolore e sofferenza e posso confermare, che in questi casi, un percorso psicologico con un esperto è la scelta migliore da fare.

Conclusioni

La timidezza, come abbiamo capito, non è né una malattia né un disturbo. Essa può diventare un problema quando cerchiamo di adeguarci alle imposizioni dell’esterno e continuiamo ad ascoltare il nostro giudice interno che ci dice che non andiamo bene. La timidezza, anche se non è sempre facile da gestire, quando arriva lo fa per aiutarci ad accettarci così come siamo.

 

La timidezza, fonte inesauribile di disgrazie nella vita pratica, è la causa diretta, anzi unica, di ogni ricchezza interiore. (Emil M. Cioran)

 

Prossimamente analizzeremo, grazie al libro La paura degli altri del dott. John R.Marshall,  le paure dell’infanzia, perché i neonati hanno paura, perché la paura aumenta alla nascita dell’Io, la timidezza nell’adolescenza e molti altri aspetti legati alle paure in giovane età. Perché come abbiamo detto in questo articolo la timidezza, o nel peggiore dei casi le fobie sociali, possono nascere anche favorite dagli ambienti in cui si cresce mentre si è giovani.

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