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Ansia, paura e panico non sono la stessa cosa: facciamo chiarezza

In questo articolo troverai alcune distinzione tra le diverse forme patologiche tratte da alcuni libri di uno dei più famosi psicologi italiani.

L’articolo nasce con l’intento di chiarire il significato di termini come paura, ansia o stress e sottolineare che non sempre la natura di questi stati può essere negativa.

Nella mia vita ho provato ansia, paura e panico, ma solo da poco ho imparato a riconoscerne i vari stati e sintomi: saperli distinguere permette di evitare equivoci inutili che possono portare a conclusioni sbagliate.

Questo articolo non può e non vuole sostituirsi ai consigli e alle soluzioni di uno specialista, ma vuole essere un piccolo e veloce aiuto per distinguere certi tipi di sintomi psicologici.

Differenza tra paura, ansia e panico

Non sono mai stato consapevole delle diverse forme di patologie psicologiche finché non ho iniziato, qualche anno fa, a documentarmi e a leggere sull’argomento. Informandomi ho trovato diverse informazioni utili e interessanti nei libri “Oltre i limiti della paura” e “La paura delle decisioni” del dott. Giorgio Nardone del quale vi riporterò alcuni passaggi.

Molto spesso, inconsciamente, le persone parlano di concetti diversi come fossero la stessa cosa. Una sovrapposizione errata ricorrente è quella tra ansia e paura.

La paura è una percezione che scatena un’emozione che a sua volta innesca una reazione psicofisiologica: quindi, l’ansia è solo l’effetto psicofisiologico di tale percezione.

Spesso non si considera che l’ansia – fino a un certo livello – permette all’organismo di affrontare la paura. Solo oltre il livello di soglia,  diverso per ogni individuo, si trasforma in perdita di controllo e può condurre al panico.

La paura, come dice Nardone, è una percezione che attiva risposte fisiologiche, la più immediata delle quali è l’aumento del battito cardiaco, del ritmo respiratorio, della sudorazione e del riflesso elettrogalvanico.

Quando queste reazioni si mantengono per un tempo più prolungato dell’immediata risposta allo stimolo è definito ansia. L’ansia non è, come molti pensano, una reazione patologica, ma la naturale risposta di attivazione del soggetto a una sensazione di minaccia.

L’ansia è patologica solo quando supera la soglia di funzionalità, conducendo l’organismo a un vero e proprio tilt psicofisiologico: il panico.

Antonio Damasio, grande studioso di neuroscienze, ha dimostrato che ridurre l’ansia di un soggetto può inibire le sue reazioni ma non altera le sue percezioni: di conseguenza la paura resta.

Inoltre, inibire le reazioni fisiologiche della paura con sedativi equivale a ingessare una persona, per poi sottoporla a stimoli (per essa) spaventosi.

Come spiega Nardone, l’importante è risolvere prima il disturbo fobico per ridurre anche le reazioni di ansia, ovvero cambiare le percezioni della realtà del soggetto, per cambiare le sue reazioni e non viceversa.

Cos’è l’angoscia e perché può provocare crisi depressive

Essere angosciati è molti diverso dall’essere ansiosi: l’ansia diventa patologica per eccesso, l’angoscia è uno stato di disagio, ma mai di attivazione positiva.

L’angoscia è uno stato di aspettativa negativa rispetto agli eventi futuri. L’angosciato è colui che sente di aver subito una condanna alla quale non può sfuggire e che vive in un stato di oppressione nell’attesa che questa si realizzi.

Il senso di impotenza rende ancora più tragica l’aspettativa e porta il soggetto a crisi depressive. L’angoscia esistenziale è il chiaro derivato del confronto, comunque perdente, tra l’individuo e la sua esistenza limitata senza possibilità di cambiamento.

Spesso proviamo angoscia quando dobbiamo prendere delle decisioni: chi  è costretto a fare delle scelte importanti è speso angosciato del loro esito, specie quando la scelta non sembra la migliore.

Anche chi è costretto, dopo diverse decisioni fallimentari, a fare nuove scelte importanti può provare l’angoscia di non essere all’altezza.

Stress: non è negativo né positivo

Lo stress si verifica spesso in situazioni o periodi faticosi e in cui abbiamo poco tempo libero. Lo studioso Hans Selye lo ha definito “Sindrome generale di adattamento“, intendendo con ciò l’attivazione generalizzata dell’organismo di fronte alle condizioni esterne.

Lo stress, come l’ansia, non è né negativo né positivo, ma diventa dannoso per la salute quando supera una certa soglia. Essere stressati, in certi casi, può essere indispensabile alla performance.

Ero convinto si dovesse cercare di essere sempre rilassati e avevo una visione negativa dello stress, ma ho capito che era un’idea limitata e irrealizzabile.

Per raggiungere grandi risultati bisogna mettere in preventivo di potersi sentire stressati, impauriti, dubbiosi o incapaci perché anche queste sensazioni ci spingono a migliorare noi stessi lungo il nostro percorso.

E’ impossibile vivere una vita sia piena di obiettivi ambiziosi sia totalmente rilassata e tranquilla. Vedevo ansia e stress in modo negativo e questo ha reso ancora peggiore la mia esperienza con esse.

Oggi ho capito che se voglio raggiungere i traguardi che mi sono prefissato, devo tenere conto che lo stress è inevitabile nei momenti in cui metto in gioco me stesso

L’organismo, come scrive Nardone, è fatto per sentire i contrasti tra gli stati: quando uno stimolo rimane costante si intorpidisce; perciò, si ottengono le sensazioni più forti grazie al passaggio da uno stato all’altro e non nell’immobilità di un solo stimolo.

Quando si pensa allo stress, bisogna considerare il suo significato psicofisiologico: altrimenti si finirà per valutarlo come qualcosa da eliminare.

È importante, invece, valutare i valori di stress a cui siamo sottoposti ogni giorno, per mantenere l’attivazione dell’organismo entro i limiti che garantiscono salute e massime prestazioni.

Perciò è utile esercitare la propria resilienza, cioè la capacità umana di gestire le proprie emozioni e reazioni di fronte agli eventi difficili senza arrendersi, e restando sensibili alle opportunità positive che la vita offre.

Credo di non aver raggiunto ancora una buona resilienza, ma le sfide personali che ho affrontato, in condizioni che per me erano difficili, mi hanno reso più flessibile e consapevole che il processo di miglioramento nasce proprio nelle situazioni più estreme e complicate.

Conclusioni

L’idea di poter essere sempre felici e rilassati è irrealistica se si vuol vivere anche una vita piena e intensa sotto tutti gli aspetti.

Se una persona desidera raggiungere obiettivi elevati che la facciano sentire realizzata e soddisfatta avrà bisogno di una buona dose di stress, che entro i limiti può essere un sostegno per reggere la fatica.

Questo non lo dice solamente il dottor Nardone, ma anche molti personaggi che ho intervistato nel mio progetto: ansie e paure sono fondamentali per raggiungere quello che vogliamo veramente essere.

Il punto è saper riconoscere cosa stiamo provando in modo da non arrivare a conclusioni sbagliate.

Buona comprensione e ascolto di sé! BePazzidiVita

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