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Qual è la differenza tra paura e fobia?

 

Bisogna prestar ascolto alle proprie paure: sono un sistema prezioso davanti ai pericoli. Ma non bisogna sottomettersi , perché talvolta il sistema si guasta. Come una specie di allergia, la paura sfugge al controllo e diventa fobia. Non si è responsabili di queste paure violente, eccessive, incontrollabili, così come non lo si è delle proprie allergie, del diabete o dell’asma. Non si sceglie di aver paura, figuriamoci di avere troppa paura. Ma si può invece scegliere di capire meglio la paura. Per predisporsi ad agire più efficacemente nei suoi confronti… (Christophe André)

 

In questo articolo troverai illustrata molto bene la differenza tra paura normale e paura patologica grazie alle spiegazioni tratte dal libro Chi ha paura della paura? dello psicologo francese Christophe André.

Un sistema dall’allarme chiamato paura

Immaginiamo il sistema di allarme di un’automobile o di una casa. Solitamente scatta soltanto in caso di effrazione o di incendio, per esempio. Essa deve manifestarsi solo in quel momento e abbastanza forte da essere udita, ma non così forte da seminare il panico nel vicinato. Deve durare abbastanza a lungo da attirare l’attenzione, ma deve poi potersi spegnere, per consentire di risolvere con calma il problema.

Nel nostro organismo, come spiega il dottor André, esistono sistemi dall’allarme naturali. Il riflesso del tossire ad esempio. Se vi trovate in un ambiente fumoso o inquinato, incomincerete a tossire: la tosse nasce da uno spasmo bronchiale e dalle contrazioni della laringe per espellere gli eventuali corpi estranei. E’ dunque utile perché vi segnala che continuare a respirare quell’aria crea inconvenienti ai vostri alveoli polmonari.

Ma un attacco d’asma che si scatena in presenza di qualche milligrammo di polline costituisce una reazione dall’allarme inutile: quel polline non rappresenta un pericolo. In questo caso il problema non è costituito dall’ambiente, ma dal sistema di difesa difettoso. La difficoltà di respiro e la tosse spossante dell’asmatico durante un attacco sono più deleterie che utili.

Lo stesso vale per la paura. Questa emozione è un segnale d’allarme, la cui funzione, che del resto è la medesima per tutti i segnali d’allarme, consiste nell’attirare la nostra attenzione su un pericolo, per consentirci di affrontarlo nel migliore dei modi. I problemi sorgono quando il segnale dall’allarme non è regolato correttamente.

Che cos’è una paura normale

Lo psicologo francese, specializzato in psicologia delle emozioni, nel suo libro scrive che la paura normale è un allarme efficacemente calibrato sia nella sua attivazione sia nella sua regolazione. Per quanto riguarda l’attivazione, osserviamo che l’allarme di paura scatta soltanto a ragion veduta, di fronte a un pericolo vero, e non alla possibilità oppure al ricordo di un pericolo.

Tiene conto del contesto: se vi trovate a tre metri da un leone nella savana, vi spaventate, mentre, se la tigre è in gabbia la paura rimane limitata. E soprattutto la sua intensità è direttamente proporzionale al pericolo: consente di agire in modo adeguato. Per esempio vi fa indietreggiare lentamente davanti a un serpente pronto a mordere, invece di fuggire correndo.

Ovviamente possono verificarsi errori e falsi allarmi: sono i casi in cui si ha paura per niente, perché la natura ritiene che sia meglio aver paura a torto che spaventarsi quando ormai è troppo tardi. Ma questi falsi allarmi sono occasionali e controllabili.

Per quanto riguarda la regolazione la paura normale si spegne rapidamente e facilmente non appena il pericolo è passato, quando ci si è resi conto che non era poi così minaccioso. E’ il caso delle paure legate alla sorpresa: rumori violenti, persone che arrivano silenziosamente alle nostre spalle, etc.

Questa regolazione rapida della paura riflessa, prosegue lo stesso medico autore anche di Dell’arte e della felicità e di Vivere felici, facilita l’azione di adattamento: quando ha svolto il suo ruolo di segnale di allarme, la paura deve diminuire, altrimenti diventa inutile e pericolosa. Una paura non regolata provoca il cosiddetto “attacco di panico”, che annienta le capacità di adattamento dell’individuo e lo paralizza completamente: è il corrispettivo di un attacco d’asma in un allergico.

La paura normale può essere modulata, calibrata su un dato pericolo. Posso regolarne la sensibilità verso l’alto o verso il basso in funzione del contesto e dei miei bisogni. La mia amigdala non deve mandare segnali d’allarme quando vado a fare la spesa nel mio quartiere, ma lo deve sicuramente fare quando, e se, mi troverò nella giungla o a camminare di notte in un quartiere malfamato da solo.

Un buon esempio di paura adeguata è quella che si può provare durante un’escursione in montagna mentre si cammina su un sentiero stretto che da sul vuoto sottostante. In questi casi la paura ci permette di essere vigili e attenti mentre affrontiamo questo tratto “pericoloso” di sentiero.

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Come nasce una fobia?

Una paura patologica è un allarme difettoso, per quanto concerne sia l’attivazione sia la regolazione. L’attivazione è abnorme: la paura si scatena troppo spesso di fronte a soglie di pericolo troppo basse. Questa rigidità nello scatenamento della paura, questo funzionamento del tipo stimolo-risposta è estenuante. La regolazione è esagerata: l’allarme di paura non è modulato e rischia di degenerare ben presto in panico incontrollabile.

Le fobie assomigliano, afferma lo psicoterapeuta che lavora all’ospedale Sainte-Anne di Parigi, a certe allergie accompagnate da quelle che si definiscono reazioni anafilattiche (l’anafilassi è una reazione violenta dell’organismo, legata all’ipersensibilità a una data sostanza): queste fiammate di paure sono tanto esplosive quanto un attacco di allergia o una crisi d’asma.

Come esiste una “memoria immunologia” esiste anche una memoria della paura. Per quanto riguarda l’immunità il meccanismo è il seguente: a ogni nuova esposizione all’antigene, la risposta immunitaria sarà più rapida e più intensa. Per quanto concerne la paura patologica, si può dire che i fobici vedono spesso aggravarsi le loro reazioni di paura via via che si susseguono i contatti.

Attualmente si pensa che certe situazioni della vita possano insegnarci a diventare fobici. Ci sono quattro tipi di apprendimento che possono facilitare l’acquisizione di un grande paura:

  • gli eventi traumatici della vita: essersi trovati personalmente a confronto con una minaccia o con un pericolo, e mantenerne traccia nella memoria (aggressione o incidente).
  • l’apprendimento sociale, per imitazione di modelli: vedere frequentemente qualcuno, di solito uno dei genitori, manifestare una forte paura di qualcosa.
  • l’integrazione di messaggi di allerta: aver ricevuto un’educazione che sottolineava i pericoli legati a un certo tipo di situazione.
  • gli eventi di vita penosi e ripetuti: subire regolarmente piccoli traumi, senza possibilità di controllo (umiliazioni, insicurezza, dubbi).

Questi quattro tipi di apprendimenti, come abbiamo elencato qui sopra, possono far nascere le paure fobiche. Ad alimentarle e peggiorarle per frequenza e intensità ci penserà l’evitamento. Molto spesso, infatti, le persone che soffrono di fobie tendono a fuggire ed evitare tutte quelle situazioni che possono accendere attacchi di panico e disagio. Evitare da un sollievo immediato, ma bisogna pagare un caro prezzo in termini di libertà e dignità. Senza volerlo, infatti, molti fobici creano da soli la longevità della loro paura.

La differenza tra paura e fobia

Molte persone che soffrono di fobie  sono afflitti da un fenomeno chiamato paura della paura. Iniziano, infatti, anche a temere che la sensazione di paura si trasformi nel panico più totale e li porti a comportarsi in modo contrario a quello che in realtà dovrebbero fare. La paura patologica, inoltre, impiega molto tempo a scemare e tende a riaccendersi  facilmente: quanto più violentemente e frequentemente ho paura, tanto più forte e più spesso la paura si rifarà sentire. I soggetti con paure fobiche possono soffrire anche di autentiche accensioni spontanee della paura.

Riprendiamo l’esempio dell’escursione in montagna, ma questa volta da punto di vista di un soggetto che soffre di acrofobia (paura del vuoto). Passando sul sentiero ripido e stretto questa persona, gettando un primo sguardo al baratro, si sentirà paralizzata dal terrore e inizierà a sentire sensazioni spaventose e inquietanti: tachicardia, gambe che cedono, tremori, mal di pancia, giramenti di testa… La mente, inoltre, inizierà invadersi di visioni negative: cadute spaventose con inevitabili morti orribili e tragiche alla fine del ruzzolone giù dal burrone.

L’unico modo per salvarsi, dopo queste visioni, è quello di bloccarsi, aggrapparsi a un saldo appiglio e lì, chiudere gli occhi e rimanere immobile. L’escursione terminerà con l’inevitabile aiuto dei compagni che dovranno accompagnarlo al punto di arrivo impedendogli di vedere il precipizio.

Solitamente una paura normale non rende la vita facile e non regala certo piacere, ma l’idea di compiere un’azione potenzialmente paurosa e ottenere un successivo risultato non ci blocca dal portarla a termine. Se invece la paura è fobica, il nostro corpo e la nostra mente si rifiuteranno categoricamente di mettersi in situazioni di forte disagio.

Chi ha “solamente” paura dei ragni non sarà certo felice di scendere in cantina, ma la prospettiva di risalirne con una buona bottiglia di vino lo aiuterà a superare il disgusto degli insetti.

Chi soffre di aracnofobia, invece, non viaggia in paesi esotici per paura di trovare grossi ragni pelosi; oppure, non scende in cantina o non sale in soffitta dove potrebbe fare incontri ravvicinati con questi animaletti. Non serve a nulla incitare un fobico ad affrontare la situazione temuta, niente lo smuoverà dal suo pensiero altamente pauroso.

Un fobia – elenca il medico psichiatra autore anche di Imperfetti e felici e di Quattro lezioni di pace interiore – è caratterizzata da un certo numero di sintomi:

  • una paura molto forte, che può anche trasformarsi in attacco di panico.
  • questa paura è spesso incontrollabile.
  • essa implica il tentativo di aggirare, tutte le volte che è possibile, oggetti o situazioni fobogeni.
  • se è necessario affrontarla perché impossibile da evitare, la sofferenza è estrema.
  • la paura provoca un handicap, legato all’anticipazione ansiosa delle situazioni e agli evitamenti. Le fobie possono distruggere la qualità della vita.

Esistono forme intermedie tra paure normali e paure fobiche, ovvero paure che non sono più normali anche se non sono ancora fobiche. Queste paure dipendono strettamente da piccoli particolari dell’ambiente. Per esempio, le paure sociali, come la paura di parlare in pubblico hanno innumerevoli sfumature che si collocano tra due estremi: da una parte soggetti che non hanno mai neanche un po’ di fifa, e dall’altra quelli che non riescono ad aprir bocca davanti a più di due persone. Per molti individui tutto dipende dal numero di presenti (dieci o cento persone), dalla loro presunta benevolenza, dalla loro familiarità (conosciuti o estranei), dalle loro capacità (sono più o meno esperti di colui che deve parlare).

Il livello di invalidità legato alle fobie dipende molto dall’ambiente in cui esse si formano. Il fobico dei serpenti che vive in una società occidentale soffre meno di un tempo, perché gradualmente i serpenti sono stati scacciati dal nostro quotidiano. Un claustrofobico, invece, che ha paura di sentirsi rinchiuso è molto più invalidato dalla vita in una società che vive molto di più negli spazi chiusi rispetto a un tempo.

Infine la denominazione di paura o fobia dipende anche dalla pericolosità di ciò che spaventa: si parla raramente di fobia delle tigri o degli squali, perché si ritiene che queste paure, per quanto intense, siano legittime. In realtà, fobie di questo genere possono benissimo esistere: in tal caso la paura può essere attivata da una foto da un racconto, o dalla vista di quegli animali in gabbia.

Guarire dalle grandi paure

Guarire non significa soltanto aver diminuito la gravità dei suoi sintomi, o magari averli fatti sparire. Significa, come sottolinea André nel suo testo, aver imparato ad affrontarli se dovessero ripresentarsi. Guarire, inoltre, denota non mettere più in atto azioni di evitamento di fronte alla paura. Far scomparire completamente la paura dalla nostra vita con la certezza di non provarla mai più è un’ipotesi irreale. Essa deve rimanere, ma a un’intensità  moderata.

Conclusioni

In conclusione sono tre le cause che posso portare a diventare fobici:

  • biologica: esistono predisposizioni biologiche a provare forti paure.
  • psicologia: queste predisposizioni possono essere facilitate da stili educativi, da eventi della vita e modelli ambientali.
  • sociale: certe culture e società sono destinate a pesare sull’evoluzione di questi disturbi.

Pazzi di Vita vuole essere una valido contributo al miglioramento personale e al superamento dei timori PRIMA che diventino bloccanti. Infatti, crediamo fortemente che attraverso una vita di consapevolezza e crescita personale sia possibile evitare di arrivare a trasformarli in fobie sociali. Perché prevenire è meglio che curare.

Quando le paure, ormai, sono diventate opprimenti e hanno trasformato l’individuo in un soggetto con paure fobiche la decisione più consapevole è quella di affidarsi a uno specialista. Noi non siamo psicologi e non abbiamo studiato per curare depressioni, grandi fobie, pensieri ossessivi-compulsivi e attacchi di panico.

 

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