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Paura di essere sbagliati: liberarsi dal senso di colpa

Che cos’è il senso di colpa?

I sensi di colpa non nascono in noi come qualcosa di insano: quando sono sviluppati in modo normale, rappresentano un fattore evolutivo importante. Essi, infatti, rendono possibile il sentimento di responsabilità e partecipano alla costruzione dell’etica personale.

Il senso di colpa, però, quando diventa eccessivo può diventare, come spiega Patrizia Mattioli, psicologa e psicoterapeuta, quella sensazione di essere immorali e riprovevoli per qualcosa che si è fatto, per qualche norma che si è trasgredita, per qualche danno reale o presunto che si è arrecato.

Questo sentimento è molto soggettivo e possono essere infiniti i motivi che lo innescano. I sensi di colpa, che non si possono eliminare, possono essere invece capiti, significati e articolati. Se la loro intensità è tollerabile, come abbiamo già detto, essi hanno l’importante funzione sociale di segnalare, per permettere di riparare, se e quanto è stato creato un danno.

Esistono anche sensi di colpa buoni, sono quelli che emergono in seguito a scelte autonome contro aspettative e volontà delle persone che ci circondano. Essi sono dolorosi ma positivi perché rappresentano l’affermazione della propria individualità; quindi, meglio tollerarli e accettarli come prezzo da pagare in funzione di una crescita personale.

7 passi per liberarsi dal senso di colpa

1. Responsabilità

Che cosa hai fatto in passato di così orribile? Cos’è che ti da fastidio e ti tortura? Qualunque sia il tuo problema non fermarti a darti la colpa, ma trasformala in responsabilità: compi delle azioni, fai delle scelte, cerca di recuperare anche quando le cose vanno male.

2. Rianalizza il tuo sistema di valori

Domandati quali sono i valori in cui credi fortemente e tienili stretti a te; lascia andare, invece, quelli indotti dalla società o dalla famiglia in cui non credi davvero.

3.Imparare a tollerare la disapprovazione

Il timore di essere disapprovato ti tiene legato ai sensi di colpa. Fare qualcosa che non si ha voglia di fare o non si condivide solo perché gli altri se lo aspettano da noi causerà sensi di colpa principalmente verso noi stessi. L’importante è capire di poter sopportare di deludere gli altri, la cosa importante alla fine è imparare a essere fedeli a noi stessi e alle nostre idee, soprattutto per rafforzare la nostra personalità e autostima.

4. Accettare di essere umani

Facciamo errori costantemente. Tutti noi possiamo sbagliare. È auspicabile dare il meglio di noi stessi, ma non siamo macchine programmate per comportarci in serie.

5. Perdono e riconciliazione

È possibile continuare a portare un peso a tempo indeterminato per tutti gli errori commessi? Ha senso? No! Perdonarsi libera il colpevole e chi è stato danneggiato. Basta tracciare una linea e ricominciare lasciandosi alle spalle il dolore. La riconciliazione, secondo Thich Nhat Hanh, è sempre possibile; riconciliarsi significa che compiamo questo lavoro in noi stessi per ripristinare la pace. Sappiamo che abbiamo la possibilità di ricominciare da capo e rinnovare ogni cosa.

7. Sensazione di essere meritevoli

Dopo che hai eliminato i condizionamenti è necessario costruire una sana e forte autodeterminazione. Quando ci sentiamo stanchi di continuare a soffrire troviamo la via per ricostruire la nostra vita su nuove basi. Il modo migliore per sentire di meritare qualcosa è quello di prepararsi al meglio per ottenere il miglior risultato. Se andrà male sapremo di aver fatto tutto ciò che era nelle nostre possibilità.

Come nasce il senso di colpa?

Il senso di colpa può nascere con due modalità: inconsciamente o consciamente. Quando è inconscio non si riferisce a un evento specifico e reale, ma è vago e indeterminato. Diciamo che si soffre per gli effetti, ma se ne ignorano le cause.

Il senso di colpa, scrive il dott. Dario Maggipinto, conscio si evolve nel corso dell’età evolutiva della persona: prima in maniera passiva ubbidendo alle regole dei propri genitori, poi, aumentando la capacità di concepire i sentimenti dell’altro in maniera chiara e distinta dalla propria, l’individuo inizia a percepire, favorendo la nascita del sentimento di responsabilità e di riparazione al danno causato, dispiacere nel far male agli altri o a se stessi. Questa tipologia di colpa conscia in realtà non è caratterizzata da un reale sentimento, ma da emozioni spiacevoli come l’angoscia, la tristezza, lo sconforto, l’inquietudine e il dolore.

Dove nasce il senso di colpa

Solitamente il senso di colpa nasce da un devo: “devo essere disponibile per gli altri”, “devo piacere agli altri”, “non devo far soffrire gli altri”. Ci si sente in colpa ogni volta che i nostri comportamenti non sono altezza dei nostri ideali.

Il senso di colpa detto residuo, come sottolinea la psicoterapeuta Noemi Di Lillo, è la reazione emotiva scatenata dai ricordi dell’infanzia. Si rifa a frasi come: “Devi vergognarti per ciò che hai fatto”. Da bambini assorbiamo non solo alcuni degli ideali dei nostri genitori, ad esempio “devi sempre sforzarti nella vita”, ma assorbiamo anche i loro atteggiamenti correttivi: castigo, rabbia o frustrazione, senso di vergogna, rigetto per l’errore commesso. Da adulti tendiamo a ripetere i loro metodi interiorizzando un nostro genitore “correttivo o punitivo”. Il senso di colpa deriva quindi da norme, divieti e ordini interiorizzati in maniera rigida e porta a reprimere i propri bisogni e il proprio progetto di vita.

Punizioni e sensi di colpa

Il graduale sviluppo mentale comporta un lungo periodo durante il quale il bambino non ha i mezzi psichici per capire i molti concetti che un adulto esprime. Raramente un bambino, quando riceve punizioni non verbali da parte dei genitori, è in grado di subire modificazioni interne significative per mezzo delle sole parole. Il problema, quindi, è che le punizioni producono danni gravissimi nella psiche del bambino, dato che spesso sono sfoghi di rabbia da parte dei genitori o, ancora peggio, comportamenti ignoranti e aggressivi che non hanno come obiettivo l’educazione del figlio.

Quando si punisce un bambino, come spiega lo psicologo Lucio Della Seta nel suo libro Debellare il senso di colpa, bisogna trovare le modalità corrette perché capisca che è il suo comportamento a essere sbagliato, e non lui come persona. Una punizione, inoltre, perché non susciti sensi di colpa non deve mai essere umiliante. Non deve essere seguita da nessun parola offensiva e deve essere tenuta nascosta agli altri, in modo da non creare nel bambino un senso di vergogna.

Rifiuto, avversione e ostilità

Il rifiuto, anche se inconsapevole, da parte di un genitore nei confronti del figlio provoca in quest’ultimo la sensazione di essere sbagliato. Solitamente il rifiuto deriva da una insoddisfazione o un problema di un genitore dei confronti dell’altro genitore. Le ragioni del rifiuto psicologico possono essere molte: una madre che non voleva un figlio, ma che lo ha fatto per far piacere al marito; un padre che ha deciso di averne uno solamente perché lo vuole la moglie, e poi si trova con un rivale che gli toglie attenzione. Purtroppo queste avversioni vengono sempre percepite dal figlio e le conseguenze di tutti i tipi di rifiuto, come scrive lo stesso Dalla Seta,  sono gravissime per il sentimento di adeguatezza del bambino.

5 spunti scientifici per conoscere meglio il senso di colpa

  1. Il senso di colpa protegge e aiuta a mantenere buoni rapporti con gli altri. In pratica il senso di colpa funziona come un monito, come un segnale che continua a manifestarsi fino a spingerci a fare determinate azioni, ad esempio: “E’ da tanto tempo che non vado a trovare mia mamma, stasera devo ricordarmi di passare da lei”.
  2. I sensi di colpa rendono difficile concentrarsi. La produttività, la creatività e l’efficienza sono significativamente più basse quando ci sentiamo in colpa per qualcosa.
  3. I sensi di colpa provocano la rabbia; infatti, le persone che hanno l’abitudine a far sentire in colpa gli altri con frasi: “Non mi hai chiamato quando dovevi farlo”, spinge l’altra persona a intraprendere l’azione che gli era stata richiesta ma, a causa delle rabbia che gli si è scatenata, non lo rifarà in futuro. Evocare i sensi di colpa nell’altro è quindi molto dannoso.
  4. Il senso di colpa può farci astenere dall’abbracciare le gioie della vita. Chi è troppo focalizzato sulle sue colpe finisce per evitare di divertirsi. Uno studio su alcun studenti universitari ha rivelato questa verità: ad alcuni studenti veniva evocato il senso di colpa, dopodiché veniva chiesto loro di scegliere tra una serie di possibili ricompense per la partecipazione allo studio. Gli studenti a cui non era stato evocato il senso di colpa sceglievano musica e film da scaricare; invece, gli studenti che si sentivano in colpa sceglievano soprattutto materiale scolastico.
  5. Altri studi scientifici hanno scoperto che sentirsi in colpa conduce le persone a valutare il loro peso corporeo come notevolmente superiore rispetto alla realtà; inoltre, percepiscono le diverse attività fisiche come molto più faticose e stancanti rispetto a quando non si sentono in colpa.

Conclusioni

“Bisogna evitare, ogni volta che è possibile”, spiega Della Seta, “i comportamenti che lo scatenano. È illusorio pretendere di preservare l’Io del bambino da ogni possibile sconfitta; ma dipende da noi ridurre il numero e la gravità di queste sconfitte. O meglio, dipende soprattutto dallo sviluppo della coscienza collettiva e individuale. Siamo ancora lontani dall’avere sufficiente attenzione e autentico rispetto per la personalità infantile. Siamo ancora troppo impregnati di una cultura che nasce dalla spinta inconscia a usare gli altri più che ad amarli”.

Condivido fortemente questo pensiero; infatti, credo che solamente da una società consapevole, che sa ascoltarsi, possano nascere e crescere giovani persone che sanno vedere nell’errore la possibilità di migliorare e non la condizione di sentirsi sbagliate e colpevoli.

Imparare dagli sbagli è un processo sano e necessario per la nostra crescita e per il nostro sviluppo personale.

A presto!

Sebastiano

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