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Vuoi essere te stesso? Allora devi arrenderti

In questo articolo analizzeremo la paura di essere se stessi grazie alla lettura “La paura della paura” di Rossella Panigatti. Ti invito ad andare ad ascoltare anche la puntata del podcast insieme alla ricercatrice spirituale dove abbiamo parlato della paura dal punto di vista energetico.

Rossella, nella sua lunga esperienza sul capo, ha ideato la “Comunicazione Energetica Integrata“. È un approccio che ti permette di essere consapevole dell’energia: in questo modo potrai individuare, capire e sciogliere quei muri energetici che, se trascuri, diventeranno sintomi patologici fisici e fallimenti nella vita.

Perché è difficile essere se stessi

Quando siamo bambini non abbiamo pensieri e i nostri comportamenti sono in linea con le nostre emozioni e sentimenti. Se abbiamo fame chiediamo cibo; se siamo tristi piangiamo; se abbiamo paura ci nascondiamo nelle braccia di qualcuno che ci protegga.

Quando cresciamo, tutta questa spontaneità diventa ingombrante e non va più bene: la mente, con le regole che ha assimilato nel corso degli anni, prende il sopravvento.

Incatenare i nostri sentimenti e indirizzarli in rigidi binari è un’azione che già negli anni dell’adolescenza impariamo a fare ogni giorno. Impariamo, anche per colpa della cultura dominante, a sacrificare la nostra verità e a omologarci al sentire comune.

Diamo retta solo ai nostri pensieri e confondiamo ciò che sappiamo con ciò che davvero siamo. Così, però, finiremo per essere equiparati a tutti gli altri.

Perché rinunciamo alla nostra unicità? Secondo la Panigatti, la paura di essere noi stessi ci fa credere che il nostro modo di essere non sia adeguata: che per qualche ragione non andiamo bene così come siamo.

Per essere come gli altri smettiamo di essere noi stessi e permettiamo così agli altri di plasmarci. Se fossimo come siamo, nel nostro pensiero comune, non saremmo amati. E questa è una grande paura.

Come superare la paura di non essere abbastanza

Questi timori nascono da un giudizio sbagliato su noi stessi. Quando la nostra personalità è in equilibrio – come spiega la Panigatti – non abbiamo paura di essere noi stessi, né temiamo di alienarci l’amore, perché siamo ciò che siamo.

In ogni scelta che compiamo ci confermiamo liberi di seguire la nostra essenza e questo ci conferisce il potere di essere del tutto in linea con noi stessi.

Per anni non ho accettato quello che sono: mi conformavo agli altri e cercavo di compiacere il loro giudizio. La paura di non essere amato dalle altre persone era più forte della paura di non riuscire a essere davvero me stesso.

Quando si vive in questo modo, il pensiero comune diventa più importante delle nostre idee, dei nostri ideali e delle nostre emozioni: tutto è in funzione di qualcosa al di fuori di noi.

Ho sempre cercato l’approvazione dei genitori, delle partner, degli amici, dei superiori… Ecco, è così che è nata in me la paura di non farcela, di non essere conforme agli standard fissati da altri e di non essere idoneo alle sfide che avrei dovuto affrontare ogni giorno.

Avevo paura di decidere, di fare, di sperare in una vita dove i miei sentimenti venissero prima di tutto. La paura mi ha portato a essere quello che non ero. In questo modo ho commesso un grande errore: non riconoscere la mia unicità.

Per fermare la paura di essere noi stessi, Rossella Panigatti dice che dobbiamo riconnetterci con la nostra parte più profonda  e accettare la nostra essenza peculiare, nella magnifica unicità che ci contraddistingue.

Il nostro ipercontrollo limita la nostra creatività:  in ogni aspetto della nostra vita dobbiamo adattarci al modello standard e trasformare gli aspetti che risultano diversi.

Così la libertà di essere ciò che siamo non è più naturale, ma diventa qualcosa da evitare come una devianza pericolosa.

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Perché abbiamo paura dell’intimità

Un’altra paura che può colpire il nostro sé è la paura di essere invasi. Questo timore scatta spesso nella relazione tra partner, ma può innescarsi anche in altri rapporti affettivi.

Questo perché, quando il legame è profondo, ci viene chiesto di mostrarci per quello che siamo, senza difese. Ciò però presuppone fiducia, che può essere vissuta con angoscia, perché ci lascia il fianco scoperto e ci rende in apparenza vulnerabili e deboli.

L’idea di perdere la nostra libertà ci mette in allarme: quando una persona ci si avvicina in modo non consono al ruolo che essa ha nella nostra vita, ci sentiamo usurpati del nostro spazio personale. Un rapporto affettivo non dovrebbe mai essere così.

Perché sentiamo che essere intimi con un’altra persona ci faccia perdere?

La Panigatti ce lo spiega nel suo libro con un esempio:

Immaginiamo che un ragazzo sia cresciuto con una madre asfissiante e iperprotettiva e magari con una forte energia manipolatrice. Il ragazzo dal rapporto potrebbe aver dedotto che l’amore fa male e, se lo lascia avvicinare troppo, brucia.

Le sue relazioni successive saranno caratterizzate dalla tendenza a tenere gli altri a distanza, terrorizzato dal far entrare troppo l’amore nella sua vita. La persona a cui si accompagnerà dovrà mantenere una distanza di sicurezza, mentre lui condurrà incredibili equilibrismi tra il bisogno di essere amato e la paura di perdersi.

Quando poi qualcuno, in nome dell’amore, supererà la linea che lui ha imposto, la paura lo farà reagire con una rabbia profonda e distruttiva che rivolgerà verso chi ha osato tanto, ma anche verso se stesso, che non è stato sufficientemente accorto e ha abbassato la guardia.

La relazione affettiva è un graduale avvicinamento e superamento della paura di invadere il nostro e l’altrui spazio personale. Spesso, infatti, nei rapporti le reciproche sensibilità e tempistiche non vengono rispettate.

Quando qualcuno ama sente il diritto di dover entrare nella vita dell’altro, anche se quest’ultimo non è pronto ad aprire le porte. La conseguenza è la risposta tipica dell’invasione: la fuga.

Chi ha paura di essere invaso si sente prigioniero dell’amore: ma è una percezione errata, un muro che si abbatte una volta risolta la paura. Noi siamo liberi e nessuno può toglierci questo diritto, a meno che non siamo noi stessi a consegnarci a un altro.

Se non abbiamo paura di essere chi siamo, se occupiamo il nostro spazio nel mondo e usiamo il potere di essere noi stessi, non c’è nulla che ci possa fare male. Vivere una relazione d’amore – secondo la Panigatti – non significa perdere il senso di quello che siamo, ma condividere e crescere.

Amare vuol dire alimentare la comunicazione energetica che, per essere tale, deve essere biunivoca, uno scambio che fa crescere entrambi, senza l’ansia di perdersi.

Un’emozione chiamata rabbia

Quando abbiamo paura, c’è un sentimento che può danneggiarci: la rabbia. Non riuscire a essere se stessi, con il tempo genera aggressività,  critica, rancore, giudizio e aspettativa verso gli altri e noi stessi.

Ci arrabbiamo perché non ci sentiamo liberi, manipolati dagli altri. Nella nostra società, come sottolinea la studiosa di comunicazione energetica, anche la rabbia non è consona e quindi la reprimiamo come abbiamo fatto con la paura.

La rabbia, come ogni altra emozione che ci fornisce informazioni, andrebbe solamente sentita e lasciata andare. Ma abbiamo il timore di perdere il controllo e quindi decidiamo di non ascoltarla. Così però alimentiamo il fuoco dell’ira dentro di noi.

La paura ci rende maniaci del controllo

La famiglia e la società  ci hanno insegnato che dobbiamo adeguarci alle leggi del vivere civile, e che questo è il prerequisito per essere amati e accettati dagli altri. Secondo questo dogma, dovremmo o adattarci ai modelli imposti, oppure vivere fuori dal branco, soli e rifiutati da tutti.

La paura usa un potente strumento per farci sentire appartenenti a un gruppo: il controllo. Spesso non ci rendiamo conto di quanto la nostra abitudine a controllare sia totale e invasiva.

L’ipercontrollo, che nasce dalla paura, è presente proprio perché si teme qualcosa. Se lo lasciamo dominarci, gli permettiamo di controllare tutto ciò che ci imbarazza, che ci crea tensione, che ci provoca vergogna. A volte estendiamo la sua influenza anche sugli altri.

Il risultato? È negativo: non riuscendo a controllare tutto finiamo per essere colpiti dalla rabbia, dall’autocritica, dal senso di colpa e di impotenza.

Ma se riusciamo ad essere noi stessi, non abbiamo bisogno del controllo. La resa è l’unica via: solo quando ammetteremo con coraggio di poter fallire e di essere deboli, cominceremo ad essere forti.

Conclusioni

 

Non resistere, non giudicare e non avere attaccamento sono i tre aspetti della vera libertà […] L’arrendersi non è debolezza. È grande forza e potere spirituale. Grazie alla resa sarai interiormente libero da ogni situazione. Potrai allora scoprire che la situazione cambia senza alcuno sforzo da parte tua. In ogni caso sei libero.

(Eckhart Tolle)

 

Molte paure nascono dall’ipercontrollo:

abbiamo paura di perdere e allora decidiamo di non buttarci e di non giocare;

abbiamo paura di ascoltarci e così iniziamo a reprimere;

abbiamo paura di essere amati e allora decidiamo di chiudere all’amore;

abbiamo paura di esprimere ciò che è importante per noi e così decidiamo di rimanere in silenzio.

Troppe volte ascoltiamo la nostra mente (io per primo) che ci propone solo regole e dogmi che ha assimilato negli anni. Imparare ad arrendersi a quello che si è, vuol dire smettere, almeno per un determinato periodo, di avere paura.

Buona resa! BePazzidiVita

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