Articoli

La realtà virtuale per superare le paure

E se la paura si potesse curare con la realtà virtuale?

Tutti noi sappiamo cosa si prova quando arriva la paura: il battito cardiaco accelera, le membra formicolano, il respiro si accorcia e il tempo sembra rallentare. Nessuno però conosce il vero significato della paura.

Per i neuroscienziati, nei millenni gli esseri umani hanno tentato di reagire in modo appropriato ai pericoli che incontravano. La punizione per una risposta errata a queste situazioni era spesso la morte.

Per questo, con il passare del tempo, il cervello umano si è modificato in modo da reagire più efficacemente agli stimoli esterni: così nacque la paura.

Realtà virtuale contro la paura: lo studio di Stanford

Andrew Huberman, professore di neurobiologia a Stanford, ha identificato i circuiti neurali che entrano in gioco negli episodi di paura. Il suo obiettivo è aiutare le persone ad avere un maggior controllo sulla paura irrazionale.

Huberman è partito dal presupposto che per studiare la paura bisogna indurla: perciò sta adottando un approccio visivo alla materia.  Con l’aiuto di visori per la realtà virtuale sta analizzando i comportamenti e le risposte fisiologiche delle persone in situazioni realistiche.

La paura nei topi

I topi hanno una paura innata dei predatori aerei.

Quando un topo in campo aperto percepisce un rapace nelle vicinanze, si blocca: questo perché spera di essere più difficile da individuare, o di riuscire a correre verso un riparo immediato.

Il team di Huberman ha ricostruito in laboratorio il modello di approccio del predatore, per capire come cambia l’attività cerebrale in presenza di una minaccia visiva.

La scoperta del vMT

I ricercatori hanno posizionato un topo in uno spazio simile a un campo aperto. Sul soffitto hanno poi installato uno schermo che mostrava un video di un rapace in avvicinamento. L’equipe ha quindi confrontato l’attività cerebrale dei topi esposti a questo “predatore incombente” con quella di topi che non erano stati esposti.

In questo modo hanno scoperto il talamo della linea mediana ventrale (vMT), una regione del cervello dei topi simile a un’altra presente nel cervello umano. Quest’area si attiva in presenza di un pericolo percepito, e rimane a riposo in sua assenza.

Se il vMT di un topo viene stimolato in modo sufficiente, invece di paralizzarsi o nascondersi, tenderà a mantenere la propria posizione. È come se il topo urlasse al falco che si avvicina: “Dai, non mi fai paura!”. Il vMT è come gli spinaci di Braccio di Ferro: provocano nel roditore un impeto di sfida.

La gazzella e il leone sono simili

Se ci pensiamo, una gazzella che corre per salvarsi la vita e il leone che la insegue sono in stati fisici simili: il battito del cuore è martellante, il respiro accelerato e i sensi intensificati. Quindi qual è la differenza tra i due? Il loro stato d’animo: il leone vuole essere lì, la gazzella no.

Ecco, il vMT trasforma lo stato mentale di un topo in pericolo, da gazzella a leone.

  Iscriviti al gruppo Facebook e condividi le tue esperienze!

Superare le paure con la virtual reality

E se potessimo fare lo stesso esperimento sugli esseri umani?

Huberman e la sua squadra vogliono indurre la paura in condizioni controllate, per trovare modi affidabili per ridurla: così si sono affidati alla virtual reality (VR). Le immagini e i suoni trasmessi dai visori per la realtà virtuale mirano a creare esperienze terrificanti per i soggetti studiati.

Huberman e colleghi sperano di gestire migliaia di partecipanti, comprese persone con disturbi da stress post-traumatico, disturbi d’ansia generalizzati e con diversi tipi di fobie.

Queste persone non riescono a calmarsi solo ripetendo “Non è reale” o “Questa non è una vera minaccia”: hanno bisogno di strumenti validi per guarire.

Tecniche per ridurre l’ansia: funzionano davvero?

L’obiettivo degli scienziati di Stanford non è solo comprendere di più la paura, ma ancheverificare l’efficacia di alcune tecniche per ridurre l’ansia: una di queste è la respirazione controllata.

La respirazione rapida e incerta stimola l’eccitazione, mentre i modelli di respiro lento e profondo con espirazione accentuata dovrebbero indurre alla calma.

Gli studi del professor Huberman sulle tematiche legate alle paure sono molto interessanti.  Continuerò, quindi, a seguirli da vicino.

BePazzidiVita 

Post collegati Potrebbe piacerti anche