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Cap. 3 – Fallire significa credere di poter cambiare le cose

Voglio essere sincero.

E’ inutile nascondersi facendo finta di non essere vulnerabili.

Quello fu il periodo più doloroso della mia vita.

Avevo perso i miei punti di riferimento.

Quando la persona che ami ti dice che non prova più niente per te, ti manca l’aria.

[Ah, scusami, se non hai seguito i primi due capitoli della storia li trovi qui: (1) e (2)]

Ti affanni per cercare una sicurezza, per trovare un appiglio e non sprofondare.

Perché vedi, l’essenza della vita dovrebbe essere quella di una sfida continua: a volte dolce, a volte amara.

Ma per me quella sfida inaspettata aveva un sapore che avevo già conosciuto: quello del fallimento.

E non volevo affrontarlo. Anche se non sapevo ancora, che da lì a qualche mese, avrei imparato un lezione di vita fondamentale.

Ma te lo spiego più tardi…

In quel momento mi sentivo schiacciato e messo alle strette. Ero sempre stato pronto ad abbracciare le nuove sfide, ma quella volta non riuscivo a muovermi e non sapevo cosa fare.

Volevo semplicemente fuggire dal mio dolore.

Andare al lavoro era pesante, non ero più sicuro dei miei obiettivi ed ogni cosa mi sembrava inutile.

Provai, inutilmente, a portare avanti il mio blog, ma il mio disagio interiore mi assorbiva energia, creatività e concentrazione.

Continuai, obbligandomi, a lavorare al mio progetto per qualche mese, ma poi, nonostante mi sentissi in colpa, decisi di prendermi una pausa.

 

Dare aria alle nuove idee

Iniziai, senza colpevolizzarmi, solamente a fare cose leggere, semplici.

Lasciai andare tutte le mie “imbellettate abitudini” e i miei programmi fissi. Non volevo più routine pre-impostate e programmi di ferro per raggiungere i grandi obiettivi.

Sentivo che avevo bisogno di uscire dagli schemi fissi che avevo creato negli anni, ma che non mi permettevano più di ascoltarmi veramente.

Intanto qualche mese era passato e, con l’arrivo della primavera e dell’estate poi, iniziai a stare meglio.

Cominciai a pensare che forse, la rottura della mia storia d’amore e il conseguente dolore, avessero dei significati ben più profondi di quelli che credevo.

E in quel momento, ancora una volta, tutto cambiò.

Come?

Lascia che ti racconti.

Avevo sempre desiderato vivere all’estero, ma mi ero sempre fatto condizionare dall’esterno e avevo sempre rimandato.

Mi dissi: se non adesso, quando?

Così una sera d’inizio estate, trepidante, comprai un biglietto con volo di sola andata per Lisbona con partenza alla fine dell’estate.

Non sapevo ancora come mi sarei mantenuto una volta arrivato, ma avevo deciso che sarei andato a vivere in Portogallo.

Perché proprio lì?

Semplice: avevo letto un libro dove si parlava della bellezza dell’oceano, delle meravigliose coste portoghesi, del surf e del sole.

Non fu facile, però, comunicarlo alle persone che mi volevano bene.

Quando esci dagli schemi, prendendo decisioni che vanno al di fuori delle istruzioni generiche, la maggior parte delle persone non comprende il perché delle tue scelte.

A me invece sembrava tutto maledettamente sensato.

Stavo andando controcorrente e, più lo facevo, più mi sentivo libero e felice.

Ero, però, anche consapevole di non essere perfetto, di aver commesso i miei errori. Ma non serviva a niente continuare a ferirsi con i sensi di colpa.

I veri vincenti sono coloro che trovano la forza di ripartire senza piangersi addosso.

Aspetta però, c’è un problema.

Va bene essere ribelli, vincenti, andare controcorrente, mah… La data di partenza si avvicinava e avevo bisogno di trovare un lavoro per poter vivere nella capitale portoghese.

Ecco, adesso viene il bello.

 

Quando tutto torna

Durante le mie ricerche scoprii una multinazionale, con sede anche a Lisbona, esperta nel settore dell’assistenza clienti.

Sbam! Crash! Boom! Wow! Insomma, capito: i puntini stavano iniziando a collegarsi.

Sostenni un colloquio e trovai, così, un lavoro d’ufficio nel reparto assistenza clienti della compagnia.

Ora dovevo solo liberarmi di qualche peso che mi portavo sulle spalle da anni.

La verità è che avevo paura di collezionare un altro fallimento.

Ma questo percorso di rinascita mi aveva fatto scoprire una cosa fondamentale.

Adesso te l’ha spiego.

Fallire non vuol dire essere un fallito.

Fallire significa provarci, significa credere di poter cambiare le cose.

Non importa il risultato finale, ma la consapevolezza di aver imparato, di averci provato.

Bisognerebbe essere fieri dei propri fallimenti, e non vergognarsene.

La vergogna dovrebbe appartenere a coloro che non rischiano mai preferendo una tranquilla infelicità ai loro sogni.

Insomma, per scoprire la mia realizzazione personale dovevo ripartire ancora una volta da me stesso.

Dovevo spiccare il volo, e lo feci.

A fine estate decollai verso la mia nuova città.

Ti racconto la fine della storia nel prossimo articolo

 

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Sebastiano

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