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Le giuste domande per costruire i propri sogni

Tema in classe.

Titolo: “Che lavoro vuoi fare da grande?”. All’epoca avevo 7 anni e chiaramente non sapevo che lavoro avrei fatto da grande. Non ci avevo mai pensato. In realtà non sapevo nemmeno cosa significasse lavorare.

Ma solamente oggi, a 31 anni, ho capito quanto fosse insensata quella domanda. Ma ci arriveremo più tardi a capire il perché, non preoccuparti.

Scrissi che volevo prendermi cura degli animali. Adoravo spendere il mio tempo in compagnia del mio cane Lucky, un bellissimo pastore tedesco. Amavo guardare i documentari e scoprire l’esistenza di nuove specie animali.

Non scrissi che lavoro volevo fare, raccontai semplicemente quali erano le cose che mi piacevano. Non sapevo bene quale potesse essere il mio lavoro, ma sapevo bene quali fossero le cose che amavo fare.

La cosa bella è che a quell’età è tutto così chiaro: c’è chi vuole curare le persone, spegnere incendi, ballare, curare gli animali, e naturalmente c’è sempre il bambino che vuole fare il cercatore di ostriche. No, scherzo. Solitamente c’è sempre chi vuole andare nello spazio.

Capite, non si parla di lavori, si parla di cose che si vogliono fare. Che è molto più importante. Ma arriveremo a parlare anche di questo tra poco.

Ora continua a leggere.

Chi voglio essere

La verità, però, è che poi tutto si complica: quale scuola frequentare? Quale facoltà scegliere? In quale città vivere? E nuovamente che lavoro fare?

Durante la mia crescita pensando al mio futuro ho sempre finito per dirmi “Non sono sicuro”.

Ho iniziato a provare una certa pressione vedendo che gli anni passavano e non riuscivo a trovare “il mio lavoro” e, soprattutto, quali fossero i miei sogni, i miei scopi, le mie passioni.

E più mi guardavo intorno più mi vedevo attorniano da persone che avevano smesso di cercare. Si erano arrese: il lavoro dei sogni non esiste, lavorare con le proprie passioni non è possibile.

Dopo l’ennesimo errore, l’ennesima strada sbagliata, mi trovai a riflettere sul perché non sapevo ancora quello che volevo fare. Mi chiesi nuovamente “Cosa vuoi fare da grande?”, anche se ormai avevo 27 anni. E non trovai nessuna risposta.

Tornai con la mente al quel tema che aveva scritto in classe all’età di 7 anni. E mi resi conto che a quella domanda io avevo risposto scrivendo le cose che mi appassionavano.

Capii subito una cosa.

Era necessario smettere di pensare al futuro. E scegliere basandomi sulle cose che mi piacevano, come da bambino. Praticamente dovevo iniziare a pensare in modo diverso da come mi avevano insegnato per anni.

Più facile a dirsi che a farsi. Insomma, era arrivato il momento di farsi domande diverse.

Chi voglio essere? Quali sono le cose in cui credo? Come voglio pormi verso gli altri? Quali devono essere le mie qualità, i miei pregi? Che tipo di persone voglio frequentare?

Se fin da bambini ci venissero fatte questo domande avremmo degli esempi per poter rispondere.

Dai cartoni, dai film, dalle letture…

I personaggi dei nostri cartoni preferiti

In questo modo impareremmo a sottolineare e conoscere i nostri punti di forza e le nostre passioni e in questo modo sarebbe più facile riconoscere il “lavoro dei propri sogni”.

Perché il lavoro che svolgerò esprimerà al meglio ciò che sono e non il contrario.

Si trova la propria strada se si capisce prima chi si vuole essere. Chi voglio diventare? In questa maniera si può disegnare il proprio progetto di vita. Prendendo le proprie decisioni.

Invece con questa domanda senza senso “Che lavoro vuoi fare da grande?” ci hanno abituato ad arrenderci.

Da piccoli ci viene fatta da chiunque: maestre, genitori e parenti vari, e noi rispondiamo giustamente basandoci sui personaggi che ci piacciono dei nostri cartoni o film preferiti e pensando alle attività che amiamo svolgere.

Ma lì, in quel momento, la nostra risposta troverà l’obiezione dell’adulto, che con quella domanda può ribadire la sua superiorità e conoscenza.

Basandosi sulla sua esperienza negativa che si è scontrata con la realtà ci dirà che non è il caso di puntare a diventare, ad esempio, uno scienziato, un calciatore, un pilota di formula 1.

Non essendo riuscito a portare a termine il proprio progetto di vita l’adulto, in questo modo, distruggerà anche quello del bambino.

Non ci si può alzare da un giorno all’altro con un progetto di vita chiaro e definito, ma facendosi certe domande, indipendentemente dall’età, si può iniziare un percorso che ci porti a capire la persona che vogliamo essere con un lavoro che rispecchi quello che siamo.

Realizzare i propri sogni, vivere delle proprie passioni, avere un lavoro che ci rispecchia è possibile. Bisogna iniziare a fare cose, lavori, esperienze che ci permettano di capire chi siamo e cosa ci piace.

 

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Sebastiano

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