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Il tuo tempo è la moneta più importante

Ricordo tutto dell’anno trascorso in Portogallo: la bellezza dei tramonti, la libertà dei viaggi on the road, la gratitudine per le amicizie, la solitudine iniziale, l’emozione di un nuovo amore, le aspettative legate al lavoro, le stranezze e le gentilezze dei portoghesi e tanto altro…

Ricordare

Credo sia questa la vera essenza del vivere intensamente: il ricordare; infatti, quando smettiamo di vivere veramente il nostro tempo e di avere il controllo su di esso iniziamo, un po’ alla volta, a non provare più emozioni forti e non riusciamo più a ricordare le sensazioni delle esperienze vissute, perché tutto è intorpidito, tutto ha lo stesso sapore.

Ho sempre pensato che la concezione di tempo fosse legata alla produttività in termini di lavoro e denaro: più lavoro, più soldi, più possibilità per comprare cose ed esperienze, più vita vissuta insomma, ma non è così.

Prima di intraprendere l’esperienza portoghese mi misi a pensare a come stavo vivendo quegli anni della mia vita: li avevo vissuti con intensità? Avevo fatto quello che avevo voluto? Avevo creato relazioni importanti? Avevo studiato per quello che amavo, per avere un lavoro che sognavo?

Non ne ero molto sicuro…

Istruzioni generiche

Il problema è che ci vengono date delle istruzioni generiche, uguali per tutti. Se ci pensate da piccoli quando si chiede al mondo dei grandi, cosa dobbiamo fare da adulti, la risposta è la medesima per ognuno di noi: “Studia, trova un lavoro, fatti una posizione, fatti una famiglia, metti via un po’ di soldi e poi vai in pensione”.

Ho speso anni a studiare cose che non mi interessavano, ho speso anni in relazioni che non mi facevano sentire vivo, anni a guadagnare soldi in lavori che non mi rendevano completamente felice.

Li ho spesi in modo terribile, sprecati, solamente perché qualcuno mi aveva detto che l’importante era iniziare a mettere da parte i soldi per comprare cose che mi sarebbero potute servire in futuro.

Cambiamento

Ma in realtà la colpa non è di nessuno. Tutti seguiamo le istruzioni che ci vengono date perché non siamo a conoscenza di altre alternative. E non c’è nulla di male però, una volta consapevoli che una strada non fa più per noi, ad ammettere di aver sbagliato; anzi, riconoscere i propri errori è una scelta coraggiosa e il primo passo verso il cambiamento.

Qual è la soluzione quindi?

Non dico di mollare tutto, vivere alla giornata e lasciarsi andare, ma di accogliere il cambiamento. Smettiamo di accontentarci di un percorso che non è il nostro, accettiamo il fatto che le istruzioni generiche che ci sono state date forse per noi non funzionano.

Perché poi la verità è che il nostro è un tempo limitato e varrebbe la pena utilizzarlo per migliorarci: per capire cosa siamo davvero e cosa potremmo essere; per imparare a fidarci delle forze che abbiamo e di quelle nascoste dentro di noi; per imparare ad accettarci così come siamo e non come la società ci vuole.

Chiavi

Invece quanta gente perde tempo in lavori che detesta giustificandosi che lo stanno facendo per soldi? Quante persone pur sapendo di aver sbagliato percorso – lavorativo, sentimentale o personale – continuano per una vita, solamente perché hanno paura di cambiare, a camminare su quello stesso sentiero sbagliato?

In questo modo i sogni nel cassetto rimangono nel cassetto, e crescono i rimpianti per quello che si sarebbe potuto fare, ma che non si è fatto.

Mi rendo conto che correggere la prospettive di una vita possa spaventare, ma non dovrebbe far più paura non vivere affatto, o infelici?

Esistono chiavi per aprire qualsiasi porta, dobbiamo solo metterci alla ricerca delle nostre.

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A presto!

Sebastiano

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