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Cap. 2 – Un nuovo percorso audace

Alla fine è successo davvero.

Decisi di lasciare il mondo del giornalismo o, meglio, del giornalismo inteso secondo le regole generali.

Sì, il giornalismo classico, per come lo intendevano tutti, non faceva più per me.

La situazione era un pochino complicata…

(Ah, se non hai seguito la prima parte della storia la trovi qui).

…Perché se scegliamo una strada e ci impegniamo per percorrerla investendo le nostre energie ci aspettiamo di ottenere delle conferme, dei risultati.

Invece dopo anni a costruire quello che credevo il mio scopo nella vita scoprii di aver sbagliato.

Ma l’opportunità più preziosa si presenta quando giungiamo al punto in cui pensiamo di non farcela, anche se io non lo sapevo ancora.

Diciamo che da quel momento tutto cambiò.

Ora ti spiego.

 

La scelta di un nuovo sentiero

Noi pensiamo che raggiungere i nostri limiti, sbagliare, fallire sia una forma di punizione.

Perché, non lo è? Lo so che è quello che stai pensando.

Per me no, cioè, non più. Anzi è un segno di salute. Significa che il cambiamento dentro di noi si è messo in moto.

Sentirci disorientati è normale perché stiamo per entrare in un territorio sconosciuto. Abbiamo, però, un bellissima possibilità davanti a noi: la scelta di un nuovo sentiero.

E sai cosa feci?

Scelsi la strada più difficile.

 

Quando sei a un bivio e trovi una strada che va in su e una che va in giù, piglia quella che va in su. È più facile andare in discesa, ma alla fine ti trovi in un buco. A salire c’è speranza. È difficile, è un altro modo di vedere le cose, ti tiene all’erta – Tiziano Terzani

 

Iniziai a lavorare come responsabile della logistica in un’azienda e, intanto, portavo avanti il mio nuovo progetto online: volevo creare una community di persone “Pazze di Vita”, pronte a ispirarsi l’un l’altra durante i loro percorsi di vita non ordinari.

Mi svegliavo presto la mattina per potermi dedicare al mio progetto. Lavoravo tutto il giorno in azienda e, la sera, quando tornavo a casa mi buttavo nuovamente a capofitto sul mio obiettivo.

Lavoravo molto e avevo pochissimo tempo libero, ma ero soddisfatto.

E c’è molto di più.

Ero diventato consapevole che il processo di cambiamento non deve essere considerato un ostacolo, ma un’opportunità per ricrearci in continuazione.

Avevo trasformato una delusione in un nuovo audace percorso.

Iniziai a scrivere articoli sul mio blog, a pubblicare post sui social, a lavorare alla grafica del mio sito, a raccontare storie di persone audaci che vivevano da vere “Pazze di Vita”.

Durante questo nuovo percorso imparai a essere paziente, ad aspettare che i risultati arrivassero… E, dopo un anno di duro lavoro, non tardarono ad arrivare.

Il mio blog cominciò ad acquisire traffico, le persone cominciavano a seguirmi, a leggere i miei articoli, a iscriversi e la community attorno al progetto continuava a crescere esponenzialmente.

Tutto stava andando a gonfie vele.

Mi ero sentito per anni “buttato fuori dal nido”, nella terra di nessuno. Ora, finalmente, sentivo che la realizzazione del mio scopo era vicino.

La verità, però, è che fino a quel giorno mi ero costruito un bel castello di sabbia: l’avevo decorato minuziosamente, era perfetto in ogni sua parte. Ma la marea salì e se lo portò via.

Quel marzo 2019 fu il peggiore della mia vita.

Lascia che ti spieghi, perché adesso arriva il “bello”.

 

Stessi problemi, nuove forme

Per anni avevo corso a cento all’ora per allontanarmi dalle situazioni che non mi piacevano, ma lo stesso problema si era ripresentato nuovamente.

Solo oggi comprendo una cosa che all’epoca non mi era chiara: la vita, ciclicamente, finché non avrà finito di insegnarci quello che dobbiamo sapere continuerà a ripresentarci gli stessi problemi sotto nuovi nomi e nuove forme.

Okay, sei pronto?

La mia ragazza con cui stavo da 7 anni da un giorno all’altro, mi disse che non era più innamorata.

Già, è andata proprio così. E il punto è questo:

Per anni mi ero chiesto quale fosse il mio sentiero e, ora che lo stavo percorrendo felicemente, il mio castello perfetto crolla.

Avevo sistemato tutte le pendenze, mi ero affannato per spianare tutte le imperfezioni.

Ma come? Dove ho sbagliato?

La verità è che l’essenza della vita dovrebbe – deve – essere una sfida continua. Noi invece ci ostiniamo a volere un tragitto piacevole e senza scosse, come se il film che ci siamo fatti dovesse per forza avere un lieto fine.

Mi sentivo imprigionato tra le mie idee sul futuro e la bruttura di quello che mi stava succedendo davanti agli occhi.

Ero impreparato, un vittima infelice.

Avevo investito sulla costruzione perfetta del mio castello e ora stava crollando, di nuovo.

Ma a volte, sentirci mancare la terra sotto i piedi, potrebbe essere un colpo di fortuna.

Qui trovi il (3) capitolo della storia.

 

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Sebastiano

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