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5 consapevolezze sulla paura e sull’ansia

Ero disteso sul letto della mia stanza in preda all’ansia e al panico. Cercavo di dormire ma non ci riuscivo. Il giorno seguente avrei avuto un appuntamento importante e, come succedeva spesso in quel periodo, avrei rimandato o annullato l’incontro.

L’unica via razionale per diminuire il mio stato d’ansia era questa: non affrontare la paura che quell’appuntamento mi creava. All’epoca ero riuscito a costruire, per colpa dei continui evitamenti, una prigione di paure dalla quale era impossibile uscire: paura del giudizio degli altri sulle mie abilità e sul mio aspetto fisico, paura di non essere all’altezza, paura di arrossire o, peggio ancora, di sudare in pubblico.

Ero talmente afflitto dalla mia situazione che evitavo ogni situazione che avrebbe potuto causarmi disagio e ansia. Pranzi di famiglia, cene tra amici, lezioni universitarie erano diventate una tortura e la causa di un malessere che continuava a peggiorare; infatti, durante la settimana avevo diversi attacchi di panico.

Preferivo la sicurezza di casa mia piuttosto che affrontare luoghi che non conoscevo e situazioni che avrebbero potuto crearmi ansia. Troppi pensieri affollavano la mia mente prima delle situazioni di disagio che avrei dovuto provare a superare, ma che mi spaventavano a morte: l’inizio di un nuovo corso universitario o semplicemente l’incontro con una persona per spiegarle i miei punti di vista mi creavano forte ansia.

Posticipare o, ancora peggio, annullare la mia presenza voleva dire temporaneamente no paura, no ansia, no panico. All’epoca questa mi sembrava l’unica soluzione efficace.

Breve divagazione: se anche tu oggi ti trovi in questa situazione continua a leggere la mia storia. Troverai sicuramente dei suggerimenti da parte di una persona che come te ha vissuto situazioni di disagio e ha conosciuto sulla propria pelle la sofferenza degli attacchi di panico.

Bene, riprendiamo con la storia…

Un giorno, però, ho capito che ero un ostaggio della mia paura. Lei dettava, lasciandomi nella mia zona di comfort, cosa potevo e cosa non potevo fare; inoltre, mi stava negando sogni e aspirazioni.

Non ero libero di fare quello che volevo: le paure mi avevano reso così passivo da non riuscire ad avere il controllo della mia vita. Il giudizio degli altri e le mie insicurezze mi avevano trasformato in una persona sempre sulla difensiva e attenta a evitare situazioni di disagio. Mi ero chiuso in una prigione, una prigione costruita dalla mia realtà dove io ero la vittima e tutti gli altri i carnefici.

Pian piano la mia vita si era ristretta alle situazioni di comfort e, quelle volte che mi avventuravo al di fuori della zona di sicurezza, il mio stato di ansia aumentava rendendomi spiacevoli i momenti che sarebbero dovuti essere piacevoli e allegri.

Alla fine decisi che non potevo continuare “a non vivere”, che non potevo continuare a non scegliere, che volevo riprendere il controllo della mia vita.

E’ stato un lungo viaggio che non è ancora finito. Vorrei condividere con te quello che ho imparato in questi anni. Quello che ti dirò non vuole essere

1.La paura non è il nemico

Nel 2013, dopo aver capito che avevo bisogno di aiuto, decisi di seguire un ciclo di incontri con uno psicologo; inoltre, iniziai a documentarmi e a leggere libri sul tema delle paure: volevo capire come superarle.

Avevo sempre visto le paure da un punto di vista negativo, una forza paralizzante e dolorosa da cui fuggire. La sana paura, invece, è una reazione vitale e fisiologica che ha garantito la sopravvivenza agli animali e anche a noi in tutti questi anni.

Di fronte a una situazione pericolosa, infatti, gli ormoni e l’adrenalina accelerano il battito e la respirazione; la pressione del sangue aumenta; i muscoli si irrigidiscono; il sangue viene indirizzato alle braccia, alle gambe e alla testa. Insomma, il corpo si prepara al combattimento o alla fuga. La sana paura persiste finché la situazione pericolosa che l’ha scatenata rimane.

Quando la paura, però, è innescata da eventi innocui (incontrarsi con nuove persone, parlare di se stessi con gli altri o seguire delle lezioni in aula) diventa patologica. In questo caso la paura, che dovrebbe salvarci la vita, la distrugge.

In definitiva capii che la paura non era il mio nemico; avevo trasformato la mia realtà in uno spazio angusto e pieno di demoni da cui non riuscivo più a liberarmi.

2.La paura patologica è legata alla bassa autostima

Ti accorgi di avere poca autostima quando il mondo ti sembra solo un posto minaccioso. Inconsciamente credi di non meritare la felicità, quindi costantemente ti aspetti una catastrofe. Sei terrorizzato dal futuro perché le esperienze passate ti hanno devastato e non pensi di essere pronto per affrontare quelle future.

Ti senti costantemente sotto pressione e non ti senti degno del rispetto e dell’amore delle altre persone; inoltre, diffidi delle tue abilità, ti senti sempre non all’altezza e hai paura che le persone possano scoprire i tuoi segreti più oscuri.

Commettere errori è la tua paura più grande perché temi che le altre persone disapprovino le tue azioni. Tu non credi in te stesso e nelle tue abilità per far fronte alla vita. Dubiti delle tue decisioni e hai paura delle conseguenze. Sei paralizzato dal pensiero di ogni possibile cambiamento.

Ti senti stressato, sopraffatto e con le spalle al muro. Tu percepisci la tua intera vita come una minaccia. Paura e ansia sono diventate delle caratteristiche comuni. Perché tu non sai che in realtà sei un persona che incarna valore.

Tu vali anche se non sei ancora chi vorresti essere; tu vali anche se certe difficoltà non sei ancora riuscito a superarle; tu vali anche se certe situazioni ed esperienze ti creano paura e ti mettono a disagio. Per quanto possano essere imbarazzanti i tuoi problemi e le tue insicurezze non cambiano il tuo vero valore: tu sei forte solamente per il fatto che stai ascoltando le tue paure e cercando di gestirle e superarle.

Se volevo superare la paura della vita dovevo per prima cosa credere di più in me stesso. Solo allora ho iniziato a sentirmi abbastanza fiducioso da affrontare qualsiasi cosa si sarebbe presentata sulla mia strada.

3. Temere la paura stessa

Una volta iniziata la guarigione della mia bassa autostima e ottenuta più fiducia nelle mia abilità divenne chiaro che non ero terrorizzato dal giudizio degli altri, dai mie difetti fisici o dagli estranei. Ero “solamente” spaventato dalla paura stessa e dalle sue conseguenze.

Hai mai avuto un attacco di panico?

E’ terribile: le palpitazioni del cuore, il fiato corto, le mani sudate, il petto stretto. Ti senti come se qualcosa di brutto stesse accadendo e tu non puoi fare nulla per prevenire tutto ciò.

L’unica cosa da fare è evitare la causa scatenante. Il problema è che quando la causa principale dei tuoi attacchi di panico non è più circoscritta in certe situazioni o comportamenti, ma è diventata il tuo stesso modo di vivere, tu smetti di vivere.

Tu minimizzi le interazioni sociali, tu smetti di fare piani audaci per il futuro e ti attacchi alla tua routine quotidiana sperando che ti mantenga al sicuro. I tuoi pensieri ruotano intorno alle tue paure e a come cercare di tenerle nascoste. Tu coabiti con una bestia temibile e l’unica via di salvezza è camminare in punta di piedi e sperare che non si svegli e inghiottisca tutto nuovamente.

Tu puoi temere le tue paure ma devi rimanere consapevole che ascoltarle senza fuggire da loro è il primo passo importante per comprenderle e poi superarle.

4. Lottare con la paura è peggio

Maledire, insultare e tentare di allontanare la tua paura non farà altro che aumentare la tua situazione disastrosa. Puoi provare tutte le tecniche che vuoi per battere la paura, ma non vincerai mai se sei focalizzato solo su di lei; anzi, in questo modo le darai ancora più importanza e gli attacchi di panico aumenteranno di frequenza e intensità.

Paradossalmente quando smisi di combattere le mie paure iniziai a stare meglio: le situazioni che prima mi creavano disagio mi facevano stare ancora male ma mi davano, allo stesso tempo, l’opportunità di crescere e conoscere meglio le mie paure. Preso a battagliare con le mie paure, infatti, mi ero dimenticato di chiedermi il perché ci fossero, com’erano nate, cresciute e come si fossero intensificate.

Le paure fanno parte della nostra storia di vita, imparare a conoscerle è fondamentale per iniziare ad apprezzarle.

5. Deponi le armi e diventa amico delle tue paure

Le paure per prima cosa vanno ascoltate. Troppo spesso la loro presenza viene vista come ingombrante e deleteria. Entrare in contatto con le proprie paure significa iniziare un percorso di consapevolezza e presenza. Siamo abituati a trovare scuse e riempire le nostre giornate di impegni in modo da evitare le nostre paure. Fuggire da esse non ti servirà a nulla perché, presto o tardi, loro torneranno a succhiarti energia mentale e fisica.

Ho negato per anni di avere paura del giudizio degli altri. Ero talmente spaventato di non essere “perfetto” o altezza delle varie situazioni che evitavo di espormi. E’ molto più semplice, nel breve periodo, non prendere rischi e continuare a vivere con le proprie abitudini e assuefazioni. Prendersi dei rischi non vuol dire raggiungere immediatamente il risultato, rischiare vuol dire affrontare il timore di sbagliare, di fallire, di non essere all’altezza, di venire deriso; il rischio mette in gioco una serie di dinamiche per cui non si è mai preparati, ma l’importante è capire che la paura è solamente un’emozione. Tu sei di più dei sentimenti che provi.

Come ho già detto la distrazione è la condotta utilizzata da molti. Quando la tempesta arriva ci rifugiamo al di fuori di noi guardando la tv, utilizzando i social e facendo attività che non ci danno nessun contributo in termini di consapevolezza e autodisciplina.

Hai mai pensato di trasformate la tua paura in un amico?

Lo so, ti può sembrare ridicolo ma le tue paure non sono altro che emozioni e comportamenti che sono stati castrati per anni e che oggi il bambino impaurito che c’è dentro di te teme. Non dico che dovresti dare un nome alla tua paura (anche se potrebbe essere un soluzione per non identificarti con le tue paure), ma devi iniziare a dialogare con te stesso sforzandoti di capire che la paura non definisce la tua persona. La paura è solo un’emozione che provi, un amico che si preoccupa di non farti uscire dalla tua zona di comfort. Dipende da te fargli capire che il mondo è sicuro e che intraprendere nuove esperienze e affrontare piccole sfide quotidiane è possibile.

Buona consapevolezza e buona amicizia con le tue paure! BePazzidiVita

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