Articoli

Affronta la paura dell’abbandono, guarisci le tue ferite!

Da dove arriva la paura dell’abbandono?

Tutti noi, chi più chi meno, potremmo aver provato la paura dell’abbandono in giovane età. Il motivo? Durante la nostra infanzia, anche solamente in modo sottile, possiamo aver vissuto l’esperienza di essere stati fisicamente o emotivamente abbandonati. Da bambini, come scrive Carolyn Joyce di PsychAlive, potremmo aver subito perdite reali, rifiuti o traumi che ci hanno fatto sentire insicuri e diffidenti nei confronti del mondo.

Questi traumi sono molto soggettivi e cambiano in base all’intensità e alle tipologie che si sono subite: possono essere drammatici, come la morte di una persona cara, la negligenza, l’emotività, l’abuso fisico e psicologico; oppure, si possono essere verificati a un livello molto più leggero nelle interazioni quotidiane tra genitori e figli.

Un genitore, ad esempio, che un momento è presente e soddisfa i nostri bisogni di bambino e in un altro momento è interamente assente, ci respinge ed è arrabbiato, può portarci a creare un modello di attaccamento ambivalente e ansioso. Se abbiamo provato questo tipo di esperienza, non abbiamo vissuto traumi drammatici, ma essa potrebbe aver creato in noi una ferita di insicurezza.

Affrontare la paura da abbandono

La cosa utile da fare è di riconoscere che tutte queste emozioni non sono altro che la nostra ferita da abbandono e che non saremo in grado di guarirla finché non riusciremo a sentirla e comprenderla. Ecco i 4 passi, descritti nel libro A tu per tu con la paura dello psicologo americano Thomas Trobe, per affrontarla:

1) Inquadrare la situazione 

Il nostro bambino, che non è in grado di distinguere il fatto scatenante dalla fonte originaria perché quando l’evento originario si è scatenato era troppo il dolore provocato, legge quello che sta accadendo nel presente come un reale abbandono. Ma la verità è che non siamo più dei bambini e ora abbiamo le risorse per guarire.

2) Accettare e dare spazio a dolore e paura

Percepire la paura da abbandono invece che rifuggirla richiede grande coraggio. Più siamo disposti a entrarci dentro più facilmente la supereremo. Finché non ingloberemo il dolore all’interno della nostra vita, finché useremo le relazioni per evitare di sentire il vuoto e fuggire da noi stessi non riusciremo a essere liberi.

Se cercheremo di trovare sempre relazioni capaci di soddisfare i nostri bisogni finiremo per provare risentimento nei confronti dell’altra persona e di provare senso di privazione. La verità è che nessuno può colmare i nostri vuoti interiori.

3) Andare in cerca di sostegno

Quando la ferita viene aperta può generare una perdita di fiducia. In queste situazioni può essere utile rivolgersi all’esterno, chiedere aiuto. Non dobbiamo credere di dover superare questo dolore da soli, la guarigione arriva anche attraverso il coraggio di rivolgersi a qualcuno. Riuscire a condividere il nostro dolore, anche con la persona che amiamo, è fondamentale per creare empatia, apertura e ascolto profondo.

Possiamo intraprendere questo importante passo con il Mantra per chiedere aiuto, un mantra del monaco Thich Nhat Hanh, da utilizzare quando stiamo soffrendo e crediamo che la persona amata debba sapere. Non lasciate che l’orgoglio vi tenga divisi, quando vi sentite pronti pronunciate questo mantra: “Mia cara/Mio caro, sto soffrendo. Per favore aiutami!Volevo dirti…” e iniziate ad aprirvi all’altra persona.

4) Un piccolo aiuto può arrivare dalla meditazione

Prenderci dei momenti per rimanere seduti e respirare tranquillamente può essere d’aiuto per sviluppare una sicurezza interiore sul fatto che ogni volta che attraversiamo il dolore abbiamo più risorse per affrontarlo.

Se vogliamo possiamo praticare anche una conversazione con il nostro bambino interiore. Basta mettere due cuscini uno di fronte all’altro e, sedendo su un cuscino, visualizzare noi stessi seduti lì di fronte sull’altro cuscino all’età di quattro, cinque anni e iniziare a parlargli. “Mio caro/ Mia cara so che sei lì. Sei ferito/a, lo so. Hai dovuto attraversare molta sofferenza. So che è vero perché ero in te. Ma ora ti parlo come l’adulto che siamo e voglio dirti che la vita è meravigliosa, così ricca di elementi che ci curano e ci ristorano. Non lasciamoci sommergere dal passato, non riviviamo ogni volta l’esperienza di dolore trascorsa… Se hai qualcosa da dirmi dimmela pure.”

Adesso possiamo sederci sul cuscino che avevamo di fronte ed esprimerci col linguaggio del/della bambino/a. Possiamo lamentarci dicendo di essere fragili, possiamo far emergere le nostre paure e le nostre emozioni più complicate. Una volta ascoltato il nostro bambino interiore possiamo comprendere che molte delle sue insicurezze possono essere superate e che tante non hanno motivo di spaventarci così tanto.

Esercizio: lavorare con la ferita da abbandono

Lo psicoterapeuta americano consiglia di fare anche questo esercizio…

Dobbiamo immaginare una situazione recente in cui ci siamo sentiti abbandonati o privati, una situazione di vita quotidiana con la persona che amiamo o con un amico intimo, dove non stavamo ottenendo quello che volevamo.

Qual è stata la causa del turbamento? In che modo ci siamo sentiti deprivati o abbandonati? Cosa non abbiamo ottenuto di ciò che ci aspettavamo? Sesso, comunicazione, apertura, energia, sostegno, guida, calore, contatto, sensibilità? Come abbiamo reagito alla frustrazione? Che tipo di strategie abbiamo adottato per provare a cambiare l’altro: accuse, manipolazione, vendetta, controllo, lamentele?

Ci siamo rassegnati? Che sentimenti covano sotto: tristezza, rabbia, disperazione, scoraggiamento?

Rispondendo a queste domande dovremmo iniziare a diventare consapevoli dei nostri comportamenti errati che ci portano a nascondere questa ferita.

Abbandono e privazione dosi differenti della stessa medicina

La vita ci porta continuamente a incappare nelle nostre ferite da abbandono: succede quando ci lascia un partner, quando un nostro caro muore, ma anche quando una qualunque cosa che dava significato e senso alla nostra esistenza ora non lo fa più. E’ possibile imbattersi nella ferita da abbandono anche quando non otteniamo quello che vogliamo o quello che ci aspettiamo.

Vivere queste esperienze, come dice il dottor Trobe, vuol dire entrare in uno spazio interiore che è sempre stato lì, ma coperto da compensazioni e negazioni. Questo spazio, quando si apre, inevitabilmente potrà essere frustrante e devastante.

L’abbandono

Il sentimento di abbandono, quando per esempio una persona che amiamo ci lascia o minaccia di farlo, provoca al nostro bambino interiore ferito la paura tremenda che nessuno si prenda cura di lui. Per lui perdere l’amore è come se il padre e la madre se ne fossero andati e si fossero emotivamente distaccati. Il nostro bambino interiore, rimasto ancora al momento in cui si è verificata la prima ferita in tenera età, proverà spavento, shock e privazione.

Quando ci sentiamo respinti dobbiamo anche affrontare tutta la vergogna causata dal senso di ignobiltà che questa esperienza provoca. Ricordo ancora i tormenti che mi attanagliavano durante le mie esperienze da abbandono provate nel corso della mia vita.

La mente si riempiva di pensieri giudicanti con domande come: “Cos’ho di sbagliato?”, “Che cosa ho fatto di male?”, “Non sono stato abbastanza premuroso e amorevole?”. Quando veniamo lasciati tutte le nostre insicurezze vengono a galla e pensiamo che siano una verità assoluta.

La privazione

La privazione è una forma di abbandono, ma in dosi ridotte. E’ presente in noi quando non otteniamo quello che vogliamo, quando qualcuno non ci ascolta mentre parliamo o non ci viene concesso tempo, attenzione o sostegno. Ognuno ha la sua personale ferita da privazione che dipende dal modo in cui da bambino ha provato l’esperienza di non ricevere ciò di cui aveva bisogno.

La mia ferita da privazione consiste nel non sentirmi visto, rispettato, nel sentirmi controllato più che sostenuto. Posso collegare queste sensazioni agli anni della mia infanzia e della mia adolescenza.

Ho visto riproposti i miei peculiari schemi di privazione in tutte le relazioni significative della mia vita. Con gli amici mi sono chiesto: “Ma conto veramente per loro?”, al termine di alcune relazioni amorose, invece, mi sono domandato: “Come hanno potuto farmi stare così male?”. Poi, mi è anche capitato di non venire lasciato ma, all’interno della relazione, di rappresentare la storia della mia privazione.

Ad ogni modo l’intimità implica, come spiega Trobe nel suo libro, continui incontri con la privazione. Nella sfida di una relazione di lunga durata volta all’impegno e all’approfondimento veniamo messi davanti alla frustrazione di non ottenere ciò che vogliamo.

Potrebbe significare che l’altra persona non è quella giusta? Certamente ma, indipendentemente da questo, se continueremo a ricercare la soddisfazione dei nostri bisogni all’esterno prima o poi ci sentiremo frustrati. Chiudere la relazione è la via più semplice, quella più complicata, invece, è scegliere di guardarsi dentro e sentire la ferita di privazione che è stata aperta. Non è invece un’alternativa praticabile cercare di cambiare l’altra persona, altrimenti non faremo altro che farla allontanare.

 

“Affrontare l’abbandono, la privazione e il vuoto, che siano o piccoli o grandi, significa affrontare la nostra solitudine, confrontarsi con il nostro spazio interiore in cui ci sentiamo molto soli nell’universo, non protetti, non amati e senza nessuno che si prenda cura di noi”.

 

Conclusioni

Dovremmo imparare ad accogliere le crisi di abbandono come delle occasioni per andare più in profondità e rimarginare le nostre ferite? Probabilmente sì, ma anche se l’esplorazione interiore porta con sé la comprensione e la capacità di scegliere senza agire in modo abituale e inconscio, è importante sentirsi pronti per farlo perché sarà un cammino spirituale difficile e complicato.

A presto!

Sebastiano

Ps. Ti è piaciuto l’articolo? Mi aiuti a diffonderlo? Puoi usare i pulsanti social qui sotto per condividerlo con i tuoi contatti. Grazie!

Non perderti le ultime novità da Pazzi di Vita
Iscriviti alla newsletter per ricevere le nuove videointerviste, i podcast e gli articoli sulla tua mail.

Post collegati Potrebbe piacerti anche