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Affrontare la paura di lasciare il lavoro che non piace

Hai presente quando arriva un momento nella vita in cui vuoi cambiare la tua routine? Quando vorresti che la sera durasse per sempre per non affrontare il giorno dopo in ufficio? Vuoi lasciare quel lavoro che ti sta logorando e trovare un senso alle tue giornate?

 

“Non è mai l’ambiente; non sono mai gli eventi delle nostre vite, ma il significato che attribuiamo agli eventi – come li interpretiamo – che forma chi siamo oggi e chi diventeremo domani. ” (Tony Robbins)

 

Eppure qualcosa sembra sempre trattenerti anche se, razionalmente, ti rendi conto che il cambiamento non solo è necessario, ma può offrirti grandi opportunità di crescita e magari di carriera. Il timore ci blocca. La paura di cambiare lavoro ci fa perdere occasioni importanti, in questo articolo proveremo ad affrontare questo cambiamento.

Cosa rappresenta per noi il lavoro

Il lavoro rende l’uomo migliore, fa parte della sua essenza. La sua importanza è così elevata da essere universalmente riconosciuta. Il lavoro è fondamentale, lo sancisce anche la nostra Costituzione nell’Art.1, indispensabile, necessario. Senza di esso c’è il nulla.

 

“Il lavoro nobilita l’uomo” (Charles Darwin)

 

Se ci pensiamo tutte le nostre scelte fin dalla scuola superiore sono collegate al lavoro che farai da grande. È una delle domande che fanno anche ai bambini: “che lavoro vuoi fare da grande?”.

Ricordo che mio padre al momento della scelta delle scuole superiori mi aveva indirizzato verso gli istituti tecnici o magistrali, in modo da avere subito una formazione lavorativa. Ho scelto invece di iscrivermi al Liceo Scientifico lasciando un po’ di rammarico. Terminate le superiori i  miei genitori mi hanno detto: “scegli un’università che ti permetta di trovare subito un impiego, per esempio studiare le lingue ti aprirà sicuramente molte porte.”

Alla fine decisi di iscrivermi a Biotecnologie Agro-Alimentari e dalla fine della mia laurea non ho fatto altro che cercare lavori inerenti alla facoltà per non vanificare le scelte prese in questi anni.

Per me tuttora restare senza lavoro rappresenta un fallimento, non tanto per una questione economica, ma non mi sento di essere completa senza uno scopo “lavorativo”durante il giorno. Questo se ci pensiamo è abbastanza limitante in quanto ti spinge a tenerti stretto un impiego perché è radicato nella cultura di massa; pensando così, però, non prenderemo in considerazione l’opzione di cercare opportunità che rendano soddisfacente il lavoro.

Quando dovremmo prendere in considerazione la possibilità di cambiare lavoro?

In un periodo difficile della mia vita dopo aver cambiato 3 posti di lavoro stagionali, dopo 5 mesi di disoccupazione finalmente avevo trovato un impiego inerente alla mia laurea in un’azienda alimentare in provincia di Verona. I primi mesi mi sembrava di vivere un sogno, potevo fare il lavoro che mi piaceva, avevo uno scopo al mattino. Fin quando non mi accorsi che l’ambiente di lavoro si era rivelato in tutta la sua tossicità.

La promessa di un contratto a lungo termine se l’erano rimangiata, non facevo il mio lavoro, ma altre mansioni e sottopagata, straordinari non calcolati e non ricompensati e dirigenti che avevano solo parole di rimprovero e di umiliazione. Mi sentivo disperata, la mattina mi alzavo con la nausea, e non avevo il coraggio di ribellarmi ai padroni- tiranni perché avere un lavoro era più importante.

Mi dicevo: non posso licenziarmi, probabilmente sarà così in tutte le aziende, se mi licenzio non avrò più uno stipendio, e come farò a pagare l’affitto e le bollette? Chi mai mi prenderà a lavorare in un nuovo posto a 29 anni?
Insomma non potevo accettare di cambiare dopo tutta la fatica passata per trovare un impiego.

Molte persone come me arrivano alla dead-line del proprio lavoro, di lavori che odiano, di posizioni che non soddisfano o che non danno possibilità di crescita. Ma quando dovremmo prendere in considerazione la possibilità di cambiare lavoro?

Se il lavoro ci logora nonostante i nostri migliori sforzi per cambiarlo, potrebbe essere il momento di affrontare la dura realtà: probabilmente non migliorerà. In effetti, se il rapporto con il lavoro è così malridotto, probabilmente andrà a peggiorare.

Per capire quanto è grave poniamoci queste dieci domande:

  • 1) Abbiamo timore a svegliarci nei giorni lavorativi?
  • 2) Ci sentiamo già in partenza abbattuti quando ci vengono dati nuovi incarichi?
  • 3) Ci sentiamo come se stessimo lavorando sempre più duramente, ma avendo come risultato sempre meno?
  • 4) Ci sentiamo sottovalutati al lavoro?
  • 5) Ci sentiamo intrappolati o impotenti perché non importa quello che facciamo, la situazione non sembra mai cambiare?
  • 6) Ci sentiamo irritabili o disperati quando viene fuori l’argomento del lavoro?
  • 7) Rimandiamo incarichi fino all’ultimo minuto possibile?
  • 8) Stiamo prendendo più giorni di malattia del solito?
  • 9) Ci sentiamo sempre più cinici e disillusi?
  • 10) Ci sentiamo sempre esausti e stanchi?

Se abbiamo risposto sì alla maggior parte o a tutte queste domande, probabilmente siamo intrappolati in un brutto rapporto con il nostro lavoro e vediamo poche o nessuna opzione. La decisione di cambiare potrebbe essere nella nostra mente, ma non l’abbiamo considerata praticabile perché sentiamo ancora una forte connessione emotiva con il nostro impiego.

Potremmo vederlo come una parte della nostra identità, e considerando i periodi economici preoccupanti, potremmo dipendere dal reddito, il che rende l’opzione del cambiamento un vero ostacolo da superare.

Perché abbiamo paura di cambiare lavoro

Il cambiamento, in linea generale, è qualcosa che ci spaventa, perché comporta la perdita della sicurezza e, per noi uomini, è ancestrale il bisogno di sentirsi sicuri. L’esigenza di cambiare aria viene vissuta con emozioni contrastanti.

Nonostante ci si ripeta centinaia di volte “Voglio cambiare lavoro”, da un lato l’idea di cambiare eccita, ma dall’altro c’è una voce dentro di te che continua a ripetere: perché devi cambiare quando hai un posto sicuro?
Cambiare lavoro è anche la paura di cambiare se stesso, di abbandonare il conosciuto per lo sconosciuto, e la paura di come gli altri ti vedano se cambi un tassello così performante della tua vita.

Cambiare le nostri menti

Lo psicanalista di New York Stephen Mitchell ha suggerito che abbiamo molti sé che vengono portati fuori in momenti diversi, in situazioni diverse e con persone diverse. Alcuni sono più privati ​​o nascosti di altri, ma ciò non li rende più reali, di quelli visibili al mondo. Per Mitchell, la salute psicologica comporta la gestione e il mantenimento delle relazioni tra i nostri sé diversi e i diversi individui e situazioni che li evocano.

 

“L’unico modo per cambiare le nostre vite è cambiare le nostre menti.” (Ross Cooper)

 

Le preoccupazioni di cambiare impiego non derivano solo dal non avere uno stipendio, ma anche da come gli altri ci possono vedere; con meno successo e meno potenti, ma più di tutti è il non sentirsi allo stesso modo con sé stessi, in quanto anche il lavoro ci caratterizza.

E’ importante riconoscere che queste sono parti diverse di noi stessi – sé diversi, come direbbe Mitchell. Tutte queste identità sono solo una parte di noi e sono spesso una risposta a qualcosa che sta accadendo nelle nostre vite: passare dalla casa di famiglia a vivere soli, da una casa a una proprietà, da un quartiere all’altro.

Ma ci sono anche cambiamenti nell’autostima, nell’immagine di sé e nel modo in cui immaginiamo che gli altri ci vedano. Un sé comodo e contenuto può essere sostituito da un sé preoccupato e ansioso. Un sé occupato, produttivo e competente può trasformarsi in un sé triste e incompetente.

E la parte difficile è che non sempre abbiamo il controllo su ciò che ci sveglia al mattino o che appare dopo il pranzo o nel tardo pomeriggio. Allora, come gestire questi sé? Riconoscere che questi diversi sé non ci definiscono. E poi iniziare a fare ciò che è necessario per gestire il sé infelice o spiacevole in modo che possa essere integrato nel quadro più ampio di chi siamo.

Parlare con amici, familiari, colleghi, e talvolta con un professionista qualificato, è uno dei modi in cui entriamo in contatto con tutte le diverse parti di noi stessi. Leggere, ascoltare musica, esercitarsi. Anche stare in una doccia o rilassarsi in una vasca ci può mettere in contatto con il sé che abbiamo evitato o perso (riflettiamo su quanti pensieri importanti ci vengono in mente mentre facciamo la doccia!).

Agire e cambiare

Che tu sia insoddisfatto del tuo lavoro, della salute, delle relazioni o della vita in generale, non puoi aspettare. Devi agire e cambiare. Non bisogna necessariamente prendere decisioni improvvise ma l’importante è effettuare il cambiamento per vivere serenamente.

 

“Se ti fermi ogni volta che un cane abbaia, non finirai mai la tua strada.” (Proverbio arabo)

 

La cosa più importante è iniziare a pianificare. Pensare a ciò di cui abbiamo bisogno per fare quel grande cambiamento nella nostra vita. Scrivere una lista o disegnare. Potremmo iniziare pensando a piccoli passi come risparmiare qualcosa a ogni stipendio, svolgere un altro lavoro part time o studiare per acquisire una nuova abilità per quel lavoro migliore che desideriamo.

Qualunque cosa sia possiamo scriverlo e pensare ai diversi passaggi che possiamo intraprendere per portare un po’ più vicino questo grande cambiamento. Sarà difficile? Possibile. Ma è sicuramente più difficile cercare di creare qualcosa di diverso o vivere il resto della nostra vita sentendoci intrappolati! Gli sforzi del presente aiuteranno per un futuro diverso e migliore.

Generare opportunità

Come suggerisce il professore Ronald E. Riggio, professore di leader-ship e di psicologia Organizzativa alla Claremon Mc Kenna Collage, bisogna “Generare opportunità”: cercare nuove e migliori posizioni, sia all’interno che all’esterno della nostra organizzazione.

Le nuove opportunità, potrebbero sorprenderci, in alternativa, possiamo sempre dirgli “no grazie”.
Quando ho deciso di cambiare lavoro ho pensato che se non avessi trovato un lavoro nel settore agro-alimentare avrei potuto sfruttare i corsi extra seguiti, magari riprendere i lavori intrapresi durante l’università.

Ho cercato nuove opportunità da sfruttare. Ricordiamoci, nessun rischio, nessun guadagno. Sì, in questa economia ad alto tasso di disoccupazione vi sono dei rischi nel mettersi sul mercato del lavoro, ma l’occupazione è come un appuntamento – se ci accontentiamo del primo arrivato, probabilmente resteremo delusi.

Le carriere di maggior successo coinvolgono in genere persone che cambiano lavoro diverse volte, ma avanzano sempre verso posizioni migliori. Se crediamo nei nostri talenti, nelle nostre capacità e nell’etica del lavoro, ci sono un sacco di grandi aziende là fuori che ci vogliono.

Come superare la paura del cambiamento?

Aiutiamoci con alcune domande da porre a noi stessi.

  1. Con il cambiamento qual è la cosa peggiore che potrebbe capitarmi?

Quali difficoltà posso riscontrare? Prevenendo e pensando prima alle criticità possiamo giocare in anticipo e valutare delle possibili soluzioni.

2. Mettendo in atto il cambiamento qual è la cosa migliore che potrebbe capitarmi?

Questa domanda potrebbe essere la spinta per trovare il coraggio di cambiare. Se non ci piace quello che stiamo facendo abbiamo due soluzioni: o trarre il massimo da ciò che abbiamo già e impariamo ad amarlo, oppure ci serve il cambiamento.

3. Se non cambio resterà tutto come prima?

Non è detto, restando nella nostra zona sicura pensiamo che la nostra routine sia immutabile, ma non si sa mai se l’azienda possa un giorno effettuare dei cambiamenti. E inoltre starà a noi approcciarci alla nuova vita con la consapevolezza di aver fatto questa scelta.

  1. Avrò nostalgia della vita professionale che abbandonerò?

È naturale provare nostalgia per la chiusura di un proprio capitolo della vita, però non significa che la decisione di cambiare sia sbagliata.

5. Riuscirò a gestire gli eventuali insuccessi?

Certamente si! Non bisogna bloccarsi per questa paura, ma avere fiducia in se stessi e, di fronte a un insuccesso, ripensare agli episodi passati che ci hanno permesso di affrontare le criticità.

6. Se non ora, quando?

La risposta sarà determinante e aiuterà a trovare il coraggio per fare il grande salto superando la paura del cambiamento.

Conclusioni

Chiaramente la decisione di lasciare un lavoro, specialmente durante i periodi di crisi economica, non è una decisione che dovrebbe essere presa alla leggera. Ma se ci sentiamo intrappolati da un lavoro che ci sta prendendo di più di quello che ci sta dando, è un’opzione che dovrebbe essere attentamente esplorata.

Scegliere di cambiare può significare decidere di lasciare una brutta relazione con un lavoro in modo da essere libero di passare a qualcosa di più piacevole e appagante. Un modo per riscoprire l’eccitazione e le sfide di una nuova opportunità. E chi lo sa? Potrebbe aiutarci a scoprire una nuova passione (o a riscoprirne una in sospeso) che aspetta solo la giusta scintilla per essere accesa.

A presto!

Cristina

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Cristina De Cicco

Cristina De Cicco

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