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Come superare la paura della solitudine

In questo articolo parliamo della paura della solitudine cercando di comprendere la differenza tra essere soli e sentirsi soli; inoltre, cercheremo di capire da dove arriva questa paura e come riuscire ad alleviarla.

Bene, cominciamo…

Perché abbiamo paura della solitudine?

Nella nostra società, come scrive la ricercatrice spirituale Rossella Panigatti nel suo libro La paura della paura, uno dei timori più grandi è quello della paura di rimanere soli. La cosa migliore, come ci insegna la società, è far parte di un gruppo.

Di per se questo comportamento non è sbagliato, ma utilizzare i rapporti sociali solamente come espediente per spegnere il nostro senso di solitudine alla lunga può essere controproducente.

In questo modo infatti, prosegue la Panigatti, non veniamo preparati ad affrontare la solitudine e, soprattutto, al senso di diversità e separazione che proviamo quando ci sentiamo soli. Quando proviamo dolore siamo sempre molto bravi a trovare delle buone ragioni per rassicurarci e dirci che si tratta solo di un momento passeggero.

Quando ci troviamo nella condizione di solitudine creiamo in noi la convinzione che il domani sarà peggio e noi saremo sempre più isolati. Per comprendere questa paura potrebbe essere utile analizzare alcuni aspetti della nostra vita, a partire dal rapporto con nostro padre o con la prima autorità che ci ha guidato.

Se decidiamo che questa autorità ci accetta e ci ama per quello che siamo, senza prevaricazioni seguiremo la direzione da lei indicataci consapevoli che ciò che ci suggerisce è per il nostro bene.

Nel caso in cui questo ruolo sia stato ricoperto da qualcuno secondo noi assente o troppo impositivo, prenderemo una decisione drastica come quella che ci vede non amati e accettati. Il passo da qui, a giungere al senso di isolamento e alla percezione di solitudine, è molto breve.

L’origine della paura di essere soli e separati, dunque, vede l’origine nella paura di non essere amati e accettati dal papà o dall’autorità. Vivendo con la paura che se siamo noi stessi l’autorità non ci accetterà assumeremo atteggiamenti ingiustificati e per autodifesa potremmo rimanere a distanza sia da queste persone sia, con il tempo, anche da tutte le altre.

Sentirsi soli ed essere soli: qual è la differenza?

La solitudine viene spesso etichettata come una condizione umana negativa, sporca, di cui dobbiamo vergognarci e che non dobbiamo ammettere.

Ma dovremmo iniziare facendoci una domanda: mi sento solo o sono solo?

Noi utilizziamo questi due vocaboli indistintamente perché crediamo che questi due stati psicologici siano uguali, ma in realtà non è così:

  • l’essere solo è legato all’assenza di un rapporto con l’ambiente esterno.
  • sentirsi soli è uno stato d’animo, una sensazione spiacevole che nasce dal rapporto con noi stessi.

Non avere amicizie, non avere un compagno o non avere interessi per molti di noi significa sentirsi soli e provare solitudine… In realtà non è così, perché ci sono molte persone che si sentono sole anche quando sono fisicamente in mezzo agli altri. Quindi la solitudine non può essere vista solo come una dato oggettivo e quantitativo legato alla presenza o meno di contatti sociali con l’ambiente esterno.

La positività della solitudine

Mi è capitato di stare da solo, di voler essere solo… Per diversi mesi, in passato, ho amato le lunghe giornate e le lunghe serate in solitaria. La vita mi stava chiedendo una pausa, uno stop da tutto quello che era esterno, da tutti quelli che erano i rumori e i caos al di fuori di me.

Prima di questo periodo avevo sempre temuto la possibilità di rimanere troppo tempo da solo. Non volevo affrontare la paura della mia solitudine, non volevo affrontare i miei problemi interiori.

Stare da solo non è stato spiacevole, anzi, mi ha fatto capire che può capitare sia di sentirci soli, sia di essere soli; e che entrambe queste condizioni non vanno giudicate.

Imparare a stare da soli è segno di grande maturità. Purtroppo la società moderna ci impone dei ritmi molto frenetici pieni di attività sociali: famiglia, amici, lavoro, sport…  E il tempo per rimanere da soli? Non arriva mai!

Se abbiamo la necessità di stare da soli non giudichiamoci e rimaniamo presenti alle nostre emozioni, questa condizione può essere il segnale di un cambiamento importante nella nostra vita, ascoltiamola.

Dopo un lungo periodo di solitudine ho preso le decisioni più importanti della mia vita, questo sentimento di cui abbiamo paura può aiutarci a diventare realmente chi vogliamo essere.

 

La solitudine dà alla luce l’originale che c’è in noi -Thomas Mann

 

Come alleviare la solitudine?

Dobbiamo partire dal presupposto che non è facile stare con il nostro senso di vuoto; che fermarsi a sciogliere i nostri nodi interiore ci procurerà dolore. Dobbiamo riuscire ad accogliere e non evitare i momenti in cui rimaniamo soli, imparando ad ascoltare le nostre emozioni e i nostri bisogni.

I 5 passi della psicologa Raffaela Donnini per affrontare la paura della solitudine:

  • Accettare che la solitudine è una parte integrante della condizione umana, una realtà che tutti noi dobbiamo imparare ad accogliere.
  • Capire che la solitudine è interiorità e saper essere se stessi. Essere in solitudine vuol dire orientare la propria attenzione non all’esterno ma all’interno, per comprendere chi siamo e cosa vogliamo rimanendo in contatto con le nostre emozioni.
  • Comprendere cosa ci aspettiamo e come viviamo le relazioni con l’altro. Nel momento in cui accolgo e ascolto la mia solitudine mi sentirò completo anche senza gli altri; però, se vorrò sarò in grado di instaurare delle vere relazioni con l’altro non dettate da un mio bisogno ma dal piacere del condividere.
  • Vivere l’assenza dei rapporti con gli altri come una decisione consapevole di prendersi del tempo per se stessi per potersi ritrovare.
  • Praticare la compassione ci ricorda che non siamo gli unici a provare paura della solitudine. Tutti noi proviamo solitudine. Trattiamoci come tratteremmo una persona cara, cosa diremmo al nostro migliore amico se si sentisse così? Gli faremmo sentire il nostro calore o lo incolperemmo? Cercheremo di consolarlo o lo criticheremmo? Prendiamoci cura di noi!

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Conclusioni

Quando cerchiamo a ogni costo di non rimanere soli finiamo per accettare la compagnia di persone che non ci fanno stare bene. L’accettazione della solitudine ci permette di dare più valore al nostro tempo, al tempo che dedichiamo agli altri. Se il tempo con noi stessi è prezioso, inizieremo a concederlo solamente alla persone che realmente se lo meritano e con cui ci sentiamo valorizzati.

La solitudine mette a disagio, ma se non ci fermiamo ad ascoltarla finiamo per continuare a temerla. Ho passato tanti anni inconsapevoli evitando di attraversare la mia solitudine. Fermiamoci ad ascoltarla e avremo la possibilità di scoprire quello che ha da dirci.

A presto!

Sebastiano

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