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Come non ascoltiamo le nostre paure

All’interno di questo articolo cerchiamo di analizzare i ruoli e i comportamenti che utilizziamo per evitare di sentire la paura e vediamo qualche semplice esercizio per portarli alla luce. Questi atteggiamenti formano uno schema di convinzioni che è come un film che scorre nella nostra testa determinando il modo in cui vediamo e sentiamo il mondo intorno a noi. È necessaria una importante dose di consapevolezza per capire che ciò che vediamo non è ciò che è realmente.

Bene, cominciamo…

Perché scappiamo dalle nostre paure?

Scappare dai nostri timori è un’azione che all’inizio attuiamo in modo inconsapevole, anche se con il tempo ha un pesante effetto collaterale: mantiene intatte le false convinzioni su di noi e sulla nostra realtà. La paura si altera quando facciamo finta che non esiste, quando la neghiamo sistematicamente diventando esperti nel camuffarla e a non sentirla in modo chiaro.

Ammettere di avere paura, di provarla, ci fa temere di essere giudicati come codardi, vigliacchi e buoni a niente. Secondo il metodo formativo della nostra società, infatti, i modelli devono essere sempre vincenti, coraggiosi, indomiti: dobbiamo essere supereroi per forza. In realtà far finta di non aver paura non è un comportamento da persona coraggiosa, ma da persona inconsapevole.

Molto presto impariamo a mascherare questo sentimento vitale con il controllo riducendo la voce della paura a un sussurro. Così facendo, però, trasformiamo un’informazione preziosa che ci indica un possibile disequilibrio in un vero elemento frenante a vivere pienamente la nostra vita.

Negazione e falsa autosufficienza

Durante la mia crescita ho sempre visto intorno a me persone apparentemente molto sicure e indipendenti. Allora ho pensato anch’io di impegnarmi per sembrare sicuro, ma in realtà questo è stato solo un modo ingannevole per evitare di ascoltare la mia paura di non essere all’altezza, la mia paura di essere giudicato per le mie imperfezioni, la mia paura di rimanere da solo.

Vivevo in una sorta di bolla dove potevo controllare tutto e vivere un’immagine forte di me. Mi ero convinto di essere autosufficiente, ma in realtà ero dipendente da molti schemi e dinamiche che mi permettevano di sentirmi sicuro. Per eliminare queste negazioni bisogna essere in grado di uscire da questo stato di trance e capire che i nostri bisogni non erano stati assecondati.

Ciò che avevo costruito era una vita senza intimità e profondità con me stesso. L’illusione dell’autosufficienza mi ha protetto dalle mie paure in modo efficace però il prezzo che ho pagato è stato quello di non percepire la mia vulnerabilità e quindi non aprirmi agli altri per quello che ero.

La coscienza dell’accusa

È molto più semplice, quando ci sono problemi, colpe, crisi, incolpare l’altra persona oppure l’ambiente o la situazione intorno a noi. Quando incolpiamo e ci arrabbiamo con gli altri probabilmente, almeno per me è stato così, è perché dentro di noi c’è già una profonda rabbia dovuta a traumi infantili e alle frustrazioni e ai dolori che abbiamo provato.

Per me è stato abbastanza istintivo spostarmi verso l’accusare piuttosto che rimanere con il mio dolore. Perché? Perché accusare è molto più comodo che mettersi in ascolto della propria sofferenza. Accusare è un’azione che prima o poi compiamo tutti perché sposta l’energia sull’altra persona, così non dobbiamo guardare a noi stessi.

Intellettualmente è semplice comprendere che il nostro compito è prenderci più responsabilità, ma quando veniamo messi di fronte al dolore la tendenza è quella di accusare. In questi casi ci vuole consapevolezza per riportare l’attenzione sul nostro mondo interiore e accorgerci che l’altra persona è solo uno specchio da cui imparare di più su noi stessi.

Ruoli e comportamenti per evitare di sentire la paura

I ruoli e i comportamenti per evitare di sentire la paura sono umilianti, e ci portano a vivere in un costante conflitto che ci isola e ci danneggia. Quando viviamo all’interno dei nostri ruoli siamo orientati verso l’esterno e perdiamo il contatto con noi stessi e con la possibilità di trovare la nostra reale bellezza. Vediamo quali sono questi atteggiamenti che ci allontanano da noi.

Compensazione

Le compensazioni hanno che fare con il controllo. Sono i modi in cui nascondiamo paura e vergogna a noi stessi e agli altri. Ruoli e comportamenti abituali che ci proteggono da una minaccia o dal provare dolore. Le compensazioni sono i modi in cui abbiamo fronteggiato tutte le nostre energie aggressive e insensibili che ci hanno invaso.

Abbiamo imparato a usare le compensazioni per proteggerci, ma questi ci hanno anche fatto perdere il contatto con noi stessi perché ci hanno strappato dalla nostra natura. Solitamente non riusciamo a distinguere ciò che è reale da ciò che è una compensazione finché non viviamo di nuovo, finché non facciamo ritorno a casa.

Spesso passa sempre molto tempo prima che ci rendiamo conto che quello che stiamo facendo, e il modo in cui lo facciamo non ci appartengono. Il mio condizionamento mi aveva insegnato che il mio valore intrinseco era basato su quello che compivo, su ciò che facevo, non su ciò che ero. Poi a un certo punto si arriva a spendere tutte le energie per piacere agli altri e si finisce con il lasciare la nostra parte più profonda nascosta ed estromessa. La cosa importante da fare è capire da dove arrivano le nostre compensazioni.

Le principali compensazioni sono:

  • compiacere: cercare di ammorbidire le minacciose energie esterne. Siamo compiacenti per evitare di doverci confrontare con qualcuno o ricevere rabbia. Essere compiacenti fa vergognare, richiede un grande sacrificio della nostra dignità e del nostro amor proprio. Sono stato per molto tempo compiacente e passivo confondendo queste due condizioni con il pensiero di di essere una persona carina.
  • controllare: in questo ruolo nascondiamo la paura provando a governare il nostro ambiente in ogni modo possibile; invece di farci intimidire dall’energia pericolosa cerchiamo di sopraffarla. Uno dei modi per esercitare il controllo è quello di interpretare la parte del genitore, ovvero fare in modo che qualcuno abbia bisogno di noi.
  • mentalizzare: l’energia dal corpo si sposta nella testa dove ci sentiamo sicuri protetti e padroni della situazione. Erigiamo un muro tra noi e tutto ciò che è incomprensibile. Nascondiamo paura e rabbia repressa nella tensione di far rientrare tutte le cose nelle nostre strutture mentali.
  • combattere: il combattente dentro di noi esprime la rabbia del nostro bambino ferito. Il nostro ribelle ci dà la forza di rompere i legami del condizionamento per scoprire le pretese, le negazioni e le illusioni. Ma nel combattimento la nostra rabbia è inconsapevole, ci perdiamo nella reazione attaccando e difendendoci continuamente. Siamo sospettosi e afflitti dal timore di essere maltrattati. La rabbia e la reazione diventano il nostro modo per non provare dolore e paura.
  • ritirarsi: uno dei modi più facili per proteggerci è semplicemente quello di ritirarsi nel nostro mondo allontanandoci da ciò che riteniamo una minaccia. È un po’ come entrare nel nostro rifugio nascosto, il nostro ritirarsi all’interno di noi è collegato al terribile dolore che portiamo dentro di noi, ma finché questo tipo di compensazione non diventa conscia ci tiene isolati dai sentimenti degli altri.

Assuefazione

Questa condizione è una distrazione dalla paura di sentire. Essa fa parte del nostro “strato di protezione” perché ci impedisce di entrare in un altro strato più profondo. Essa agisce come una barriera per impedire che le paure e il dolore risalgano in superficie. Ci sono ovviamente assuefazioni evidenti e assuefazioni più sottili. Se c’è un abuso cronico di qualche sostanza ovviamente non è difficile capire che cosa si sta facendo per nascondere le sensazioni.

Comunque le assuefazioni con cui siamo più alle prese sono quelle sottili; ovvero, quei comportamenti e quegli atteggiamenti abituali ai quali ci aggrappiamo per esercitare controllo. Ogni tipo di assuefazione è cucita su misura per il nostro temperamento: c’è chi ha assuefazioni alimentari quindi mangia cibo per alleviare il dolore; chi struttura il proprio tempo ossessivamente in modo da non avere mai momenti per ascoltarsi; chi vuole avere potere e controllo su tutto; chi vive una vita veloce e piena perché rallentare fa paura. Questi atteggiamenti sono droghe che ci permettono di rimanere lontani dalla nostra vulnerabilità.

Qualunque sia l’assuefazione che utilizziamo essa ci serve per non sentirci fragili. Il sesso per me è stata un’assuefazione che mi ha permesso di non esplorare maggiormente la mia intimità. Anche discipline come lo yoga e la meditazione sono diventate delle modalità per non ascoltare i miei dolori. Sforzandomi di essere disciplinato in questi contesti mi faceva credere di essere più forte e libero dai miei dolori.

Esercizi per portare consapevolezza nelle nostre compensazioni e assuefazioni

Possiamo iniziare a portare consapevolezza nelle nostre compensazioni semplicemente cominciando a notare quando ci siamo dentro. Per conoscerle è utile osservarle in azione, cogliendo le reazioni che provocano nel nostro corpo. Diventare sensibili alle sensazioni corporee che accompagnano questi momenti è il modo migliore per identificarli.

Identificare il “compiacente” e il “tiranno”

La prima cosa da fare è identificare una persona che in qualche modo ci spaventa. Può essere che si tratti di una persona che esercita un qualche potere su di noi o che ci fa sentire inferiori deboli o inadeguati. Ora immaginiamo di avere davanti questa persona e di rispondere a queste domande:

  • come ti senti a stare seduto di fronte a lui/lei?
  • cosa avverti nel tuo corpo?
  • cosa accade alla tua energia?
  • cosa ti senti rispetto a te stesso/a?
  • come ti poni in relazione con questa persona?
  • ti giudichi e tenti di cambiare te stesso/a?

Ora identifichiamo nella nostra vita una persona chiave nei confronti della quale ci sentiamo in qualche modo superiori. Di nuovo immaginiamo di sederci di fronte a essa e poniamoci le stesse domande.

Identificare le assuefazioni lavorando su di esse

Questo esercizio può avere inizio cercando attentamente tutti i modi che scegliamo per evitare l’ascolto delle nostre sensazioni più profonde. Esaminiamole con cura senza pressione né giudizio. Questi schemi sono profondamente radicati e coprono ferite che la nostra mente rifiuta energicamente di aprire.

Ecco alcuni punti a cui prestare attenzione:

  • qual è la paura di stare presente nel momento?
  • cosa stai evitando proprio ora?
  • quello che stai facendo è veramente creativo o sembra il tentativo di evitare qualcosa?
  • qual è la causa che scatena la tua assuefazione (rifiuto, stress, delusione, paura di non essere altezza, etc)?
  • c’è paura, ansia o insicurezza in questo momento?
  • come puoi nutrirti in un modo diverso dall’assuefazione?

Conclusioni

Portare comprensione e accettazione, creare impegno e concentrazione, risvegliare la conoscenza interiore sono azioni importati per riuscire a entrare maggiormente in noi stessi. Non è facile riuscire sempre a scovare assuefazioni e compensazioni, ma il passo più importante è quello di essere compassionevoli e sensibili con noi stessi quando comprendiamo di essere dentro a questi comportamenti e ruoli.

A presto!

Sebastiano

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