Articoli

Elspeth Beard e il suo giro del mondo in moto

Il motociclismo era un club per soli uomini e sicuramente non ero la benvenuta. Ma ero felice di essere fuori: il naso premuto contro la finestra, senza preoccuparmi di essere fuori dalla porta, perché in questo modo avrei percorso la mia strada.

 

Aveva 23 anni quando decise, nel lontano 1982, di partire con la sua BMW R60 per il giro del mondo. Rimase lontano da casa per 2 anni e, attraversando 20 paesi, percorse 35.000 mila chilometri. Incontrare Elspeth Beard è stata un’emozione unica che mi ha dato la possibilità di capire che riconoscere e raggiungere i propri limiti non è una punizione, ma un’occasione di cambiamento.

Il viaggio

La prima tappa del viaggio fu New York. Partendo dalla Grande Mela si diresse verso il Canada, poi in Messico e infine a Los Angeles. Da qui, mentre lei decise di esplorare la Nuova Zelanda a piedi, imbarcò la sua moto per l’Australia.
Arrivò nella terra dei canguri completamente al verde, quindi decise di passare sette mesi lavorando in uno studio di architettura di Sydney. Trascorse mesi a costruirsi delle borse laterali con dei pannelli di alluminio piegati e rivettati prima di continuare il suo viaggio. Durante l’avventura in Australia ebbe il suo primo grave incidente su uno sterrato vicino a Townsville nel Queensland. La sua R 60 si ribaltò ed Elspeth si procurò una grave commozione cerebrale. Fortunatamente nessuna frattura.
Rimase in ospedale per due settimane. Sconvolta, ma non scoraggiata si rimise in strada dirigendosi a nord lungo la costa orientale dell’Australia, quindi nell’entroterra per poi tornare ad Ayers Rock e infine nella Nullabor Plain direzione Perth sulla costa occidentale. Qui imbarcò la sua BMW in direzione Singapore ed esplorò l’Indonesia mentre la sua moto era in viaggio.

Un’altra sventura le capitò proprio nell’isola città-stato: la derubarono di tutti i suoi oggetti di valore, del passaporto, dei visti e di tutti i documenti della moto. Fu quindi costretta a rimanere sull’isola per sei settimane per poter avere il duplicato di tutti i documenti che le erano stati rubati; poi, si diresse in Malesia e in Thailandia fino a Bangkok e da lì a Chiang Mai e nel Triangolo d’Oro.

Le strade verso l’India non erano percorribili, puntò quindi verso sud: avrebbe spedito la sua moto da Penang a Madras. Il secondo grave incidente avvenne lungo la strada. Un cane sbucò correndo da dietro un camion e finì giusto sotto le sue ruote. La moto andò a sbattere contro un albero ed Elspeth si procurò una serie di lividi ed escoriazioni. Tuttavia quasi per miracolo non si fratturò niente. Per essere curata Elspeth dovette rimanere parecchi giorni nella casa della povera famiglia thailandese nel cui giardino era finita a causa dell’incidente.

Una volta in India viaggiò fino a Calcutta e poi a Kathmandu, dove i suoi genitori la raggiunsero dall’Inghilterra per rivederla la prima volta dopo quasi due anni. A Kathmandu, inoltre, incontrò il primo motociclista da quando avevo lasciato il Regno Unito, un olandese su un’altra BMW Boxer, una R75 / 7, con il quale, successivamente, decise di percorrere la strada verso il ritorno in Europa.

Uscire dall’India, per colpa dell’assalto al Tempio d’Oro dei Sikh ad Amritsar, si rilevò un incubo. In seguito, l’intera regione del Punjab venne completamente chiusa agli occidentali, rendendo impossibile raggiungere l’unica rotta terrestre aperta a ovest, attraverso il Pakistan. Dopo aver trascorso settimane a Delhi cercando di ottenere i permessi necessari, grazie a una falla burocratica, finalmente Elspeth e il suo nuovo compagno di viaggio riuscirono a lasciare l’India.

Dopo aver attraversato in sicurezza il Pakistan, arrivarono ​​nell’Iran post-rivoluzione con soli sette giorni per attraversare il paese da un’estremità all’altra. Elspeth intanto, che aveva contratto l’epatite, riusciva a malapena a stare in piedi, figuriamoci a guidare. Il suo casco Bell agì come un “burkha” non ufficiale che tenne per la maggior parte del tempo, anche quando non era in moto. Successivamente attraversarono la Turchia orientale, dove passarono del tempo per recuperare le forze e riparare la moto.

Dopo alcune settimane di riposo proseguirono verso la Grecia e l’Europa. La spedizione intorno al mondo, a parte la famosa e pericolosa “Highway of Death” dell’ex Jugoslavia e il freddo estremo delle Alpi, era conclusa.

Rivoluzione

Molte volte, a dimostrazione di quanto possiamo essere forti e coraggiosi, le scelte più importanti della nostra vita vengono prese mentre stiamo attraversando periodi complicati. “La mia decisione di partire per questa impresa – ci racconta l’architetta londinese che, per ogni suo viaggio, solo una cosa ritiene fondamentale avere: una moka da caffè – nacque da una combinazione: volevo vedere il mondo, ma allo stesso tempo volevo fuggire da una situazione difficile che stavo vivendo. In quel periodo avevo il cuore spezzato, stavo seguendo un corso di laurea che reputavo scadente e mi chiedevo se avessi dovuto continuare con l’architettura o meno; inoltre, c’era anche una parte di me che voleva mettersi alla prova, che voleva dimostrare che era possibile, per una donna, fare il giro del mondo in motocicletta”.

Vivere esperienze nuove è l’unico modo per imparare a conoscere: dall’incertezza può nascere il rinnovamento. Non ci sono scorciatoie che possano indicarci la via. Sono convinto, e lo colgo anche dalle parole della motociclista inglese, che la cosa fondamentale è continuare a fare il primo passo, anche se agli occhi degli altri potrebbe essere un azzardo: “I due anni che ho passato on the road hanno cambiato completamente la mia vita e mi hanno reso la persona che sono oggi. Il fatto di esserci riuscita, di essere sopravvissuta contro ogni previsione, mi ha cambiata: non avevo più paura di nulla. Durante il viaggio i miei limiti sono stati messi duramente alla prova e questo, oltre ad avermi fatto apprendere molto su me stessa, mi ha dato sicurezza. Non riesco più a prendere un “no” come risposta. Se non riesco a ottenere qualcosa in un modo, lo aggiro e affronto il problema da un’altra direzione. Ho imparato a pensare fuori dagli schemi, a essere creativa e piena di risorse, qualità che da allora ho applicato alla mia vita e al mio lavoro”.

Resilienza

A volte capita che la vita rovesci la nostra barca, dobbiamo lottare strenuamente per risalirvi sopra. Gli antichi definivano questo gesto di risalire sulle imbarcazioni rovesciate con il verbo “resalio”. E’ questo il nome della qualità di chi non perde mai la speranza e continua a lottare contro le avversità: deriva da qui la resilienza. “Ho attraversato un periodo molto difficile dopo la nascita di mio figlio; infatti, mio padre in quel periodo venne a mancare improvvisamente e il rapporto con il mio compagno si interruppe mentre stavamo costruendo la nostra casa. È stato il momento più complesso della mia vita, ma in qualche modo ho trovato la forza interiore per andare avanti” ci spiega la biker classe ’59 che, come memoria più bella del viaggio, ricorda la conoscenza e l’innamoramento con Robert, un motociclista viaggiatore, incontrato mentre attraversava la regione del Ladakh in India.

Come sarebbe stata la tua vita – chiedo a Elspeth – senza quel viaggio intorno al globo? “Questa esperienza ha cambiato completamente la mia esistenza: non c’erano più obiettivi che non potessi raggiungere. Una volta tornata ho continuato con la mia formazione in architettura; ho trasformato una torre dell’acqua abbandonata, lavorandoci per 7 anni, nella mia casa; inoltre, ho avviato il mio studio di architettura nel 1998 e ho vinto numerosi premi in questo settore per i miei lavori; poi, ho scritto e pubblicato il mio libro “Lone Rider” nel 2017, un percorso entusiasmante e completamente nuovo per me; infine, ho acquistato, nel 2015, una casa in rovina in Italia che ho appena finito di ristrutturare. Spero di fare tanti viaggi in moto con partenza proprio da quella casa”.

Scoperta

L’esperienza del viaggio ha sicuramente liberato la Beard dalle aspettative, innanzitutto di quelle altrui. Quando prendi la decisione di intraprendere un’avventura di questo calibro ti senti il solo responsabile delle tue scelte e comprendi quando sia importante viaggiare per vedere con occhi nuovi. “Il viaggio ci aiuta a capire altre culture – ci racconta la stessa giramondo – senza fare affidamento solamente su ciò che ci dicono i media. È facile avere paura delle cose che non si conoscono: ecco perché è davvero importante che le persone vadano a scoprirle da sole”.

“Dico sempre”, ci svela la centaura britannica, “che partire è la parte più difficile, però una volta che saremo per strada tutte le nostre paure scompariranno. La verità è che possiamo sempre trovare delle scuse che ci faranno dire che non è il momento giusto, ma dobbiamo mettere da parte i nostri timori e partire”.

Non pianificazione

Elspeth, che durante il suo lungo viaggio ha dovuto affrontare diverse situazioni complicate: dall’attraversamento dell’Iran mentre il paese era in guerra alla fuga dall’India dopo le rivolte nel Punjab, ci da alcuni consigli per intraprendere esperienze in giro per il mondo: “Oggi viaggiare è molto diverso. Il cambiamento più grande sono le informazioni e la tecnologia disponibili ora. Questo ha trasformato il modo in cui le persone viaggiano e, sebbene questa sia una buona cosa, non posso fare a meno di dire che lo spirito di avventura è un po’ andato perso. Essere in grado di pianificare tutto nei minimi dettagli porta via l’ignoto e l’incertezza e, in definitiva, l’avventura. Il viaggio per me riguardava le esperienze: le persone che incontri, i guasti, gli incidenti, lo smarrimento e le situazioni bizzarre in cui ti trovi quando accade l’imprevisto. Con così tanta tecnologia e informazioni disponibili, queste esperienze sono ridotte al minimo, quindi il mio consiglio è: pianificate il meno possibile”.

Ps. Ti è piaciuto l’articolo? Mi aiuti a diffonderlo? Puoi usare i pulsanti social qui sotto per condividerlo con i tuoi contatti. Grazie!

A presto!

Sebastiano

Non perderti le ultime novità da Pazzi di Vita
Iscriviti alla newsletter per ricevere le nuove videointerviste, i podcast e gli articoli sulla tua mail.

Post collegati Potrebbe piacerti anche