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Supera la paura di essere te stesso con il metodo ikigai

In questo articolo parliamo di tutti quei meccanismi mentali che non ci rappresentano e che ci fanno provare paura di non essere come gli altri vorrebbero. Analizzeremo l’ikigai (metodo giapponese per essere felici) e quanto sia importante trovare il proprio per essere realmente noi stessi. Con i consigli di Amana, counselor danese, infine, proveremo a far cadere le opinioni e i giudizi degli altri che abbiamo interiorizzato negli anni e con cui ci limitiamo nella vita di tutti i giorni.

Bene, cominciamo…

Che cos’è l’introiezione?

Questa condizione può essere un trabocchetto al raggiungimento di un buon livello di autostima. Nello specifico le introiezioni sono messaggi svalutativi ricevuti nei primi anni di vita che sono stati buttati dentro di noi prima che ci sia stato dato il tempo di verificarli e convalidarli.

Sono norme che abbiamo ricevuto indipendentemente dal fatto che siano adatte a noi o meno, che ci facciano bene o che abbiano per noi un senso o che corrispondano alla nostra morale.

Questi meccanismi sono costituiti da messaggi come: “Tu devi” e ci indicano i modi in cui dobbiamo o non dobbiamo essere, oppure parametri secondo il quale gli altri ci vedono o vogliono vederci: “Se ti comporti secondo le mie aspettative ti vorrò bene”.

Questo messaggio una volta introiettato può dare come risultato una convinzione interna per cui l’individuo pensa che non deve mai essere se stesso.

Fritz Perls, psicologo di origine ebraica vissuto negli a cavallo tra ‘800 e ‘900, su questo meccanismo psicologico scriveva: “Il pericolo dell’introiezione è duplice. In primo luogo l’uomo che introietta perde la propria personalità giacche è occupatissimo a tenere a bada i corpi estranei alloggiati nel suo sistema. Quanti più introietti si accolla, tanto meno spazio gli rimane per esprimersi o persino per scoprire il suo vero essere. In secondo luogo l’introiezione aiuta la disintegrazione della personalità. Se inghiottite per intero due concetti incompatibili, forse vi troverete dilaniati nel tentativo di conciliarli”.

Come un “non posso” può diventare un “posso”

“Non posso”, “non posso fare questa cosa” oppure “non riesco a fare questa cosa” sono esclamazioni che ripetiamo quando dopo anni di introiezioni la nostra autostima è molto bassa.

Queste sono frasi che esprimiamo ancora prima di aver provato a fare qualcosa, segno che il nostro pensiero è già bloccato da meccanismi mentali che ci portano all’impotenza e all’inazione.

A volte ci lasciamo trattenere dai nostri paletti interiori solamente per il fatto che siamo stati abituati a essere legati a questi paletti e non conosciamo nessun’altra condizione.

All’inizio abbiamo provato a liberarci e ribellarci, tirando la catena a cui eravamo legati, ma poi ci siamo rassegnati ad accettare il nostro destino.

E non abbiamo più avuto il coraggio di mettere alla prova la nostra forza. E i nostri paletti sono diventati i divieti ricevuti dai nostri genitori, dalla società, dalla scuola, dalle esperienze di fallimento che abbiamo sperimentato, oppure dai rifiuti che abbiamo subito nelle relazioni.

Ma siamo sicuri di essere solamente i paletti che ci siamo imposti? Forse siamo moto di più…

Padronanza e autodeterminazione

Padronanza di sé significa essere così come siamo senza voler essere come gli altri ci vogliono. In questa condizione siamo autonomi e ci definiamo indipendentemente dalle prescrizioni estranee a noi stessi; in questo modo guadagniamo senso di sicurezza e autostima.

Autodeterminazione, invece, significa sentire ciò di cui abbiamo bisogno, quello che vogliamo, quello che rifiutiamo, quali obiettivi desideriamo raggiungere e quali sono i nostri valori.

Nel corso della vita la repressione esercitata dall’esterno si trasforma in repressione interna. Ci ritroviamo così a fare a noi stessi quello che le persone di riferimento dei primi anni di vita avevano fatto con noi: ovvero limitarci.

Prendere atto di questo fatto risveglia in noi un senso di motivazione nel cambiare le cose: mobilita e libera le nostre forze a imboccare una nuova strada.

Questo non è facile perché bisogna opporre resistenza a molti ostacoli e divieti sia interni che esterni. Alla fine, però, si stratta di noi e della nostra vita e quindi dobbiamo imparare a fare richieste, a mettere confini e a darci finalmente ascolto.

Come uscire dalle introiezioni

Il passo fondamentale per iniziare ad allontanarsi dalle proprie introiezioni è quello di smascherarle e diventare consapevoli di quelle dinamiche che non fanno più parte di noi. Per fare questo dobbiamo iniziare ad andare alla ricerca di quelle che sono le nostre personali caratteristiche, di quella che è la nostra ragion d’essere.

Metodo per giungere alla conoscenza di sé: ikigai

Lo scopo più importante della vita di ognuno di noi dovrebbe essere trovare il nostro “ikigai”, ovvero “il motore della vita”, “la ragione di esistere”. Tutti possiedono il proprio, anche se non ne sono consapevoli.

Mettersi alla ricerca del proprio ikigai è un buon modo per scoprire cosa ci serve per diventare felici e lasciar andare le idee e le opinioni che abbiamo ereditato dagli altri. Perché non saranno certo le cose che altre persone considerano importanti, ricche di senso o appaganti, a farci trovare il nostro tesoro interiore, ma le cose che ci parlano davvero, quelle che risvegliano un’eco nella nostra anima, perché capiamo immediatamente che ci corrispondono.

Seguire la voce interiore

Dovremmo sempre dare ascolto al nostro cuore, prendere sul serio i nostri messaggi, senza disperderci nelle alternative: cose che ci tengono occupati, ma che in ultima analisi non ci importano granché, né ci procurano piacere o appagamento.

Così facendo ci si allontana da se stessi e non si procede lungo il proprio cammino. Se troviamo difficile prestare ascolto alla voce del cuore continuiamo a provare e riprovare: presto o tardi ci riusciremo.

Domande per seguire la propria voce interiore:

  • le cose che mi piace fare, mi entusiasmano o mi ispirano sono…
  • le cose che so fare bene/i miei punti di forza sono…
  • le cose che mi rendono più forte e/o mi comunicano più energia sono…
  • i momenti in cui mi sono sentito davvero vivo sono stati…
  • mi sono sentito libero soprattutto quando
  • le esperienze più appaganti sono…

L’intelligenza del nostro cuore

Quando ci dedichiamo alle cose che ci piacciono davvero seguiamo la voce del nostro cuore. Quando si tratta di prendere una decisione il cuore può mostrarci la via giusta, aiutarci a chiarire il da farsi comunicandoci un senso di certezza interiore e determinazione.

Ogni volta che prendiamo decisioni e affrontiamo delle sfide dobbiamo ricordarci di farlo con il cuore, occorrerà una forza per entrare in contatto con esso e aprirsi ai suoi messaggi:

  • Sento in cuor mio che è la cosa giusta?
  • Sarei pronto/a ad accettarla di tutto cuore?
  • Il mio cuore dice sì?

In questo modo possiamo verificare se abbiamo ottenuto dei risultati autentici, cioè in sintonia con il nostro cuore e la nostra anima.

 

Immergiti nel centro del tuo essere. Più te ne allontani, meno impari. Cerca il tuo cuore e lascia che il tuo fare scaturisca dal tuo essere – Laozi

 

Vivere verticalmente: portare passione nella vita di tutti i giorni

Uno dei maggiori impedimenti all’essere vitali e fiduciosi nella vita è la tendenza a scivolare in uno stile di vita in cui la sicurezza, l’armonia e la resistenza al cambiamento regolano il nostro comportamento e il modo in cui guardiamo alla vita.

Questo stile viene chiamato da Amana, counselor danese, vivere orizzontalmente. In questa struttura lasciamo che i dettagli pratici abbiano priorità rispetto a una condivisione intima. Viviamo al minimo della nostra energia vitale, facciamo compromessi per ottenere amore e attenzione e rinunciamo a ciò che per noi è vitale per compiacere gli altri.

Vivere orizzontalmente è qualcosa che si insinua in noi in modi sottili, rendendo la nostra vita e le nostre relazioni vuote, stagnanti e desolate.

Se viviamo verticalmente le nostre priorità cambiano e non solo permettiamo che avvenga il cambiamento, ma anche lo accogliamo e iniziamo ad ascoltare la nostra intuizione e a onorare la nostra energia vitale.

In questo stato siamo meno interessati a quello che gli altri pensano di noi è più inclini a seguire il nostro cuore senza preoccuparci delle conseguenze. Diventiamo onesti e smettiamo di nasconderci. L’energia vitale si accende, siamo meno ossessionati dai pensieri e dalla mente e viviamo di più nel cuore e nel corpo.

Quando viviamo verticalmente accogliamo ogni nostra emozione, sia di dolore sia di piacere, aprendoci a essa come un dono che riceviamo dall’esistenza. Vivere verticalmente significa vivere nella fiducia, vivere orizzontalmente significa vivere nella sfiducia.

Integrazione: il processo del divenire umani

L’integrazione avviene quando c’è una profonda accettazione di ciò che siamo, dei nostri lati negativi, delle nostre imperfezioni, di tutto ciò che nel passato ci ha procurato paura e dolore. Integrazione non significa smettere di crescere, significa invece cominciare a smettere di sforzarsi di essere diversi, di dover raggiungere una metà, di doverci migliorare continuamente. A volte è anche giusto fermarsi e accettare ciò che siamo, diventare più umani, più raggiungibili, più rilassati e delicati.

Essere se stessi significa vivere un senso di auto-accettazione e sentirsi a proprio agio senza voler nascondere l’insicurezza e la paura. Integrare significa anche comprendere che il cambiamento può essere di una lentezza scoraggiante. Aprirsi e avere fiducia sono parti in un processo estremamente sottile e graduale che può avere frequenti rallentamenti.

Dobbiamo fare pace con queste parti di noi che non ci piacciono. I cambiamenti nella consapevolezza e nelle relazioni possono essere microscopici e se ci focalizziamo sempre sulla metà finiremo per sentirci scoraggiati e non arrivare dove vogliamo.

L’importante, invece, è essere consapevoli dei piccoli cambiamenti nella nostra vita e accettare che a volte regrediremo e ci ritroveremo a sentirci in modo assai simile a come ci sentivamo in passato.

Conclusione

La ricerca di noi stessi prosegue per tutta la vita, e di tanto in tanto è opportuno verificare quali componenti non sono più in linea con la nostra parte più profonda. Per scoprire chi siamo dobbiamo proseguire nel nostro percorso soltanto con ciò a cui teniamo davvero. E’ necessario lasciar andare le introiezioni altrimenti finiremo per vivere una vita sempre con il freno a mano tirato.

A presto!

Sebastiano

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