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Lo shock: la forma congelata della paura

In questo articolo si parlerà di shock, un trauma che secondo lo psicologo americano Krishnananda può essere la causa dei nostri comportamenti sbagliati e delle nostre ansie e paure. All’interno troverai i fattori che lo scatenano e i consigli che lo stesso psicoterapeuta ci dona nel suo libro “A tu per tu con la pura”. Lo shock fa parte della storia di tutti noi, spero che l’articolo possa tornarti utile e aiutarti a migliorare la tua consapevolezza su questo aspetto della vita.

Cos’è lo shock?

Quando veniamo al mondo siamo in uno stato di grande sensibilità, con un’innocenza e un’apertura che possiamo non essere in grado di concepire come adulti. Ora, per comprendere lo schock, dobbiamo metterci nei panni di un bambino che, con la più pura innocenza, ricettività e fiducia guarda un mondo poco familiare. In questo stato di pura apertura abbiamo fatto la conoscenza del mondo. Abbiamo raccolto tutte le vibrazioni del nostro ambiente, di tutto quello c’era: forse la tensione di nostra madre, la rabbia repressa o espressa di nostro padre o la cattiveria degli insegnanti durante i primi anni di scuola. In questo stato iniziale di purezza siamo così ricettivi che anche la più sottile negatività colpisce il nostro essere con una forza inaudita. La società in cui viviamo, non importa dove ci troviamo, non è incline alla sensibilità. Vivendo tutte queste esperienze traumatiche ci induriamo nei confronti del bambino interiore (la nostra parte che ha paura) che ha provato in tutti i modi ad adeguarsi a questo mondo. Il passaggio importante è comprendere che alcuni nostri comportamenti non sono dovuti a una nostra mancanza, ma da qualche trauma specifico del nostro passato. Per la prima volta lo shock fu descritto da Walter Cannon nel 1920: la sua teoria si basava sul comportamento degli animali e illustrava come essi reagissero a delle minacce con una forte scarica del sistema nervoso. Lo shock, in definitiva, può essere un trauma subito da un soggetto in seguito ad un determinato evento.

I sintomi dello shock

Molto spesso quando ci sentiamo agitati e impauriti la maggior parte di noi preferirebbe essere lo stesso in grado di agire normalmente; purtroppo, lo shock è molto più potente dei nostri desideri. La verità è che non ci sono pozioni magiche per farci superare questi momenti senza sentire pressioni e ansie, l’unica cosa da fare è rimanere con il proprio shock e ascoltarlo. Il problema fondamentale, che porta ad un peggioramento della nostra autostima, è che vorremmo essere centrati e forti ma non riusciamo a esserlo e, quindi, finiamo per giudicarci negativamente per non essere in grado di reagire come vorremmo.

Con il tempo ho iniziato a riconoscere sia quelle situazioni che mi hanno causato molto dolore in passato sia quelle che me lo stanno causando ancora oggi. La mia ansia da prestazione, la mia ansia di non essere altezza o quella di non piacere agli altri sono tutti sintomi di shock che negli anni hanno incrementato il loro potere. Esami universitari, incontri con nuove persone,  viaggi all’estero da solo, nuove esperienze in generale creavano in me molto stress e ansia: pulsazioni rapide, sudorazione, sensazione di non riuscire a concludere niente, incapacità di parlare, respiro corto, palmi delle mani sudati; insomma, posso dire di aver vissuto tutti i sintomi e, ancora oggi, in certe situazioni provo alcuni di essi. Attacchi di panico o fobie, come dice lo psicoterapeuta Krishnananda, sono anch’essi sintomi dovuto agli shock. Lo stesso psicologo ritiene che per quanto lo shock sia invalidante abbia comunque un valore importante: esso è una sveglia per la propria ricerca personale che porta la nostra attenzione sulla sensibilità della nostra anima e la focalizza su tutta l’inconsapevolezza intorno e dentro di noi; inoltre, ci risveglia alla sensibilità primitiva della vita e ci allontana da quelle parti di noi divenute automatiche e condizionate.

I fattori scatenanti lo shock secondo Krishnananda

In base alla sua esperienza di lavoro sullo shock lo psicologo statunitense ha scoperto che le possibili cause sono molte e che ognuno di noi può averne sperimentate diverse. Quando nella vita di oggi ci ritroviamo a rivivere le stesse situazioni che hanno provocato lo stato di shock originale riviviamo la medesima esperienza di shock, ovvero “il fattore scatenante dello shock“. Come già detto ci sono diversi fattori che li possono scatenare, vediamoli insieme:

  1. Violenza esplicita o nascosta: può essere rabbia, ostilità, giudizio o condanna. Può accadere tutte le volte che ci sentiamo abusati, usati o trattati ingiustamente. Molti di noi nell’infanzia sono stati esposti ad alcune forme di rabbia. Essa può aver avuto un’origine qualsiasi (genitori, fratelli, insegnanti, compagni di classe), ma fino a quando non cominciamo a scoprire veramente il nostro condizionamento rimaniamo inconsapevoli di tutta la rabbia in cui ci siamo imbattuti. Quando eravamo bambini a molti di noi è stato detto cosa pensare, che cosa sentire e come comportarsi e oggi, se abbiamo subito questo tipo di trauma nel nostro passato, possiamo essere facilmente influenzati da qualcuno che trasuda sicurezza e forza. A causa di questo shock, ancora oggi, quando mi trovo davanti a persone di questo tipo sono portato a mettere in dubbio i miei pensieri, il mio comportamento e i miei sentimenti.
  2. Pressione e aspettative: in qualsiasi ambito competitivo ho sempre sentito la pressione, una pressione che in alcune occasioni mi ha portato a rinunciare e a trovare delle scuse per nascondere la paura di un possibile fallimento. Negli anni tutti noi abbiamo interiorizzato così tante pressioni e aspettative, ricevute in modo più o meno esplicito, che ora non abbiamo più bisogno nemmeno di beccarcele dall’esterno per sentirci schiacciati dall’ansia di non poter deludere le aspettative.
  3. Rifiuto, grave perdita o abbandono: gli addii sono molto dolorosi, ma quando entrano in combinazione con una sensazione di rifiuto possono addirittura provocare uno stato di shock. Anche l’esperienza di una perdita attraverso la perdita di una persona cara, o la fine di una relazione intima, può aprire uno squarcio dentro al quale proviamo l’essenza profonda del dolore del nostro bambino ferito.
  4. Riprovazione o critica: in realtà questa è una forma di violenza verbale. Ho vissuto per anni, e ancora oggi mi capita, di vivere con la paura per la critica o la condanna. Solamente da poco mi sono reso conto che davo per scontata questo tipo di paura che causa in me forti shock. La maggior parte dei miei comportamenti era orientata a evitare critiche che, alla fine, ho finito per incorporare nel mio intimo. Messo di fronte alla minaccia della critica e della condanna da parte di altri entravo in un profondo stato di shock. Ancora oggi, quando mi trovo ad affrontare situazioni in cui posso essere criticato, sento una severa critica interiore che, però, ho imparato a non ascoltare.
  5. Messaggi confusi: ci viene detto che dovremmo fare tutto ciò che sentiamo essere la cosa migliore per noi, ma appena non compiamo quello che ci si aspetta da noi ci viene fatto sentire il peso di non aver raggiunto le aspettative con messaggi confusi che voglio farci sentire in colpa. In questo modo si smette di avere fiducia nei nostri sentimenti e si inizia a vedere il mondo come un posto confuso e pericoloso.
  6. Comportamento imprevedibile, irrazionale o isterico: quando nella nostra vita entriamo in contatto con persone che quando sono arrabbiate o turbate diventano isteriche o offensive noi ci sentiamo impazzire perché non riusciamo a risolvere la situazione. Molti di noi magari hanno vissuto esperienze simili durante l’infanzia quando uno dei genitori aveva la tendenza a manifestare comportamenti altamente emotivi e imprevedibili. In queste situazioni si va in stato di shock perché si sente di non poter contare su alcun comportamento coerente e si perde il bisogno basilare di sicurezza.

Compensazione dello shock e allontanamento dal nostro centro

Iniziare a compensare lo schock, come dice Krishnananda, è un modo per non sentire il panico interiore. La maggior parte delle persone compensa da una vita senza esserne consapevole, senza sapere che l’ansia e la paura che provano dentro segnalano che la loro vulnerabilità è in stato di shock. Ho compensato per tanti anni perché sono stato abituato a fare così: arrabbiandomi, giudicando gli altri, chiudendomi in me stesso e non trovando il tempo per riflettere. Lo shock ci distacca da noi stessi perché il dolore è così grande da spingerci a proiettarci verso l’esterno e a perdere il contatto con la nostra energia. Quando questo accade noi non ci sentiamo a nostro agio e questo ci porta a dipendere da altre persone, attività, immagini, poteri e qualsiasi cosa che ci aiuti a non sentire il panico interiore. Tutto quello che è esterno a noi inizialmente diventa un’ancora di salvezza che con il tempo, però, ci porta a credere di non avere le risorse necessarie per trovare noi stessi. L’unico modo per ritrovare il nostro centro è iniziare a curare lo shock riconoscendolo e vivendolo con consapevolezza. Divenendo consapevoli dello shock e rimanendo sensibili alla sensazione che ci trasmette quando si manifesta possiamo imparare a riconoscerlo e dare un’occhiata a cosa l’ha scatenato.

Esercizi per entrare nello stato di shock

Questi esercizi messi a punto dallo psicoterapeuta americano sono, nello specifico, delle domande per lavorare sullo stato di shock presente e passato.

1)Lo shock nella vita odierna:

In che modo lo shock affligge la tua vita odierna e quali sono i sintomi unici e peculiari? Che cosa scatena il tuo shock? Quali giudizi hai verso di te rispetto al tuo essere in stato di shock? Come compensi lo shock? Una cosa importante ai fini dell’esercizio è stilare una lista dei vostri personali sintomi di shock e scoprirne i fattori scatenanti. Osservate i modi in cui tentate normalmente di evitare di sentire lo shock e notate i vostri giudizi al riguardo.

2)Lo shock nel passato:

Per andare a ritroso nella tua vita passata potrebbe farti sentire più sicuro intraprendere questo percorso con un psicoterapeuta (come ho già detto Pazzi di Vita non vuole sostituirsi al supporto medico, ma aiutare il lettore attraverso la condivisione di storie di personaggi e di tecniche dei migliori studiosi del settore). Esplorando la vostra storia potete immaginare di tornare indietro all’ambiente della vostra infanzia, ma con la consapevolezza, le risorse, la forza e la comprensione di un adulto. Ecco le domande che ti possono aiutare a scavare nel passato: cosa è stato scioccante per te nell’ambiente dell’infanzia? Cosa è stato scioccante per te riguardo a tua madre o tuo padre? Quali circostanze possono averti scioccato nell’ambiente della scuola primaria? Quale messaggio hai ricevuto su cosa ci si aspettava da te?

Conclusioni

Molte delle nostre esperienze dell’infanzia, le più dolorose e traumatiche, non sono più accessibili alla nostra memoria e dobbiamo lavorarci molto lentamente e in un contesto che ci sostenga. Iniziare a diventare consapevoli dei nostri stati di shock può aiutarci a superare quelle paure che ci impediscono di raggiungere i nostri obiettivi. Mi auguro che questo articolo possa aiutarti a muovere i primi passi verso una maggiore consapevolezza.

Buona consapevolezza del tuo shock!BePazzidiVita

 

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