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Paura del futuro: impariamo a vivere nel presente

Alzi la mano chi non è mai stato colpito dall’ansia del domani… Impossibile! Tutti, almeno una volta nella vita, ce la siamo fatta sotto pensando al futuro. Purtroppo, a volte, ci concentriamo così tanto sul timore di quello che ci potrebbe accadere che ci dimentichiamo di vivere a pieno il presente. La realtà è che l’unico momento in cui possiamo essere felici è ORA.

In questo articolo cercheremo di capire perché temiamo il futuro e vedremo, tramite alcuni consigli pratici e teorici di alcuni studiosi, come provare a gestire e affrontare questa paura.

Perché abbiamo paura del futuro?

Scenari apocalittici prendono forma nel nostro immaginario quando perdiamo le nostre sicurezze, quando le fondamenta su cui si basano le nostre certezze vengono messe in dubbio. Insomma, quando “ci manca la terra sotto i piedi” ci sentiamo smarriti e proviamo una sensazione di crisi.

In questi momenti il pensiero personale, filtrato dalle nostre esperienze e credenze, viene convertito dalla nostra mente in realtà assoluta.

Solitamente iniziamo a pensare ai risvolti peggiori: “Se rimango senza lavoro finirò squattrinato a fare l’elemosina”, “se perdo la mia ragazza non troverò più l’amore della mia vita”, “se non mi comporto in quel determinato modo gli altri mi escluderanno”.

Noi siamo registi, scenografi e attori dei nostri film dell’orrore, e iniziamo pure a viverci dentro come se fosse la nostra vita reale.

Non so se avete capito bene cari Pazzi di Vita… Il futuro è l’insieme delle ipotesi che ci costruiamo su quello che non è ancora avvenuto, ma che crediamo che avverrà. La verità è che questo super poter non ce l’ha nessuno di noi, altrimenti ci sarebbero vincitori al superenalotto un giorno sì e l’altro pure 

Il futuro è sconosciuto e per nostra natura, e per uno spirito di sopravvivenza, proviamo una certa insicurezza verso ciò che non conosciamo. Fino a qui tutto normale…

La cosa che ci fa sembrare matti è la nostra paura folle per qualcosa che non conosciamo, ma che siamo certi accadrà come pensiamo noi. Ma quante volte succede quello che abbiamo predetto? Non so voi, ma i miei scenari terrificanti non si sono mai realizzati e nel caso fossero stati negativi, comunque non lo sono stati quanto avevo pensato.

La verità è che abbiamo paura del futuro quando stiamo attraversando una crisi, ma come spiega Marcia Reynolds, famosa coach americana, noi viviamo una crisi quando decidiamo di nominarla in questo modo; in realtà stiamo sperimentando una trasformazione e il nostro cervello, portandoci al panico, registra le prime fasi di questo cambiamento come quelle di una crisi.

Se le nostre certezze sono legate solo a condizioni esterne da noi, il senso di fiducia nel futuro è fragile e precario.

Chi non vive nel presente ha paura del futuro

Identificarsi con la mente significa essere intrappolati nel tempo ed essere spinti a vivere quasi esclusivamente attraverso ricordi e anticipazioni. Ciò crea una continua preoccupazione per il futuro e una mancanza di disponibilità a onorare e a riconoscere il presente, a permettere che sia.

Più ci focalizziamo sul tempo (futuro) più ci perdiamo l’adesso. Esso è l’unica possibilità, se ci pensiamo bene il presente è lo spazio entro cui si svolge tutta la nostra vita. Non c’è mai stato un tempo in cui la nostra vita non fosse adesso. Niente è mai avvenuto nel passato e niente accadrà mai in futuro.

La filosofia zen, come riporta Eckhart Tolle nel suo libro Il potere di adesso, dice che vivendo completamente nel presente nessun dolore e nessun problema possono sopravvivere in noi. In assenza di tempo le negatività si dissolvono.

Si può quindi affermare che non è possibile avere paura del futuro, ma è possibile immaginare scenari futuri paurosi e sentirne le sensazioni.

Come affrontare la paure del futuro

È necessario spezzare il vecchio schema di negazione e resistenza del presente. Come pratica abituale dobbiamo imparare a distogliere l’attenzione dal futuro. È fondamentale iniziare a osservare la tendenza che abbiamo a rifuggirlo.

Come ben sappiamo il futuro viene immaginato o migliore o peggiore del presente. Se è migliore ci dà speranza; se è peggiore, crea ansia. In entrambi i casi come abbiamo già detto è un’illusione.

Le 4 possibilità di Eckhart Tolle per non temere il futuro

Non potremo mai essere liberi vivendo mentalmente proiettati nel futuro. Dobbiamo uscire dalla condizione di attesa, altrimenti finiremo per non apprezzare l’ADESSO.

La presenza osservatrice

Nel momento in cui diventiamo consapevoli di non essere presenti, come scrive Tolle nel suo bestseller, in realtà significa che lo siamo. Quando siamo in grado di osservare la nostra mente, significa che non siamo più intrappolati in essa. È subentrato un altro fattore, qualcosa che non appartiene alla mente: la presenza osservatrice.

Un esercizio importante, quindi, è quello di essere presenti come osservatori della nostra mente, delle emozioni, dei pensieri e anche delle reazioni nelle diverse circostanze. Proviamo a notare anche quanto spesso la nostra attenzione è rivolta al futuro. In ogni caso non giudichiamo quello che vediamo. Limitiamoci a osservare il pensiero, sentire l’emozione e guardare la reazione.

Non trasformiamo le prime difficoltà in problema: se all’inizio non riusciamo a essere consapevoli e presenti a noi stessi, dobbiamo essere come degli osservatori silenziosi, che controllano ma non si lasciano trasportare dalle emozioni.

Tempo orario e tempo psicologico

E’ giusto imparare a usare il tempo negli aspetti pratici della vita (tempo orario), ma una volta risolte tali questioni, torniamo immediatamente alla consapevolezza del presente. In questo modo non ci sarà accumulo di tempo psicologico che consiste nell’identificazione con il passato e nella proiezione continua con il futuro.

Il tempo orario non significa soltanto fissare un appuntamento o pianificare un viaggio, vuol dire anche stabilire i propri obiettivi per il futuro, darsi da fare per raggiungerli e agire sulla conseguenza delle nostre previsioni.

Ma anche qui nella sfera della vita pratica, dove non è possibile fare a meno del riferimento al passato e al futuro, il presente resta il fattore essenziale.

Lasciamo andare i dolori del passato e le ipotesi del futuro. Entriamo nel presente!

No lamento, no inattività

Lamentarsi esprime sempre una mancata accettazione del presente, di ciò che è. Porta invariabilmente con sé una carica negativa inconsapevole. Quando ci lamentiamo facciamo di noi delle vittime.

Se capiamo che il nostro qui e ora è intollerabile e ci rende infelici, invece di lamentarci, abbiamo due possibilità:

  • uscire dalla situazione
  • accettarla così com’è

Se intraprendiamo un’azione per prima cosa dobbiamo lasciar andare la negatività; infatti, l’azione che sorge dalla comprensione è migliore di quella che sorge dalla negatività. Un’azione, visto che rimanendo bloccati non impariamo nulla, è comunque migliore dell’inattività. Se dovesse rivelarsi un errore, almeno avremo imparato qualcosa.

Nel caso non ci fosse veramente niente che possiamo fare per il nostro qui e ora allora accettiamolo completamente. Arrendersi non è un atto di debolezza, esprime grande forza. In questo modo potremmo accorgerci che la situazione cambia senza nessuno sforzo.

Chiediti qual è il problema

“E se… domani perdo il lavoro?”, “e se domani… il/la ragazzo/a che amo mi lascia?”, “e se domani perdo le mie finanze?”… Quando pensiamo in questo modo significa che ci stiamo identificando con la mente, che si proietta, creando paura, in una situazione immaginaria del futuro.

Non c’è modo per noi di affrontare queste tipologie di situazioni perché non esistono, sono come dei fantasmi mentali. Tutto quello che dobbiamo affrontare o gestire nella vita reale appartiene al presente.

Facciamoci questa domanda: qual è il problema che abbiamo adesso? Non l’anno prossimo, domani o tra dieci minuti. Cosa c’è di sbagliato in questo momento?

L’Adesso, il presente, sono affrontabili; invece, davanti al futuro siamo impotenti. Le risposte, le forze, le azioni per il futuro saranno lì quando ne avremo bisogno, non ora, ma quando sarà il momento.

Le tecniche della psicologa Maria Grazie Tumminello

Se guardiamo solo avanti, perdiamo il presente. Insoddisfazione e incertezza sul futuro sono sentimenti che nascono dalle proiezioni su quello che potrebbe accadere. Queste costruzioni mentali, che non sono spontanee, sono influenzate dai nostri modelli di riferimento e dalle opinioni degli altri. Per essere felici e vivere maggiormente il presente dobbiamo guardare dentro di noi. Ascoltiamoci e capiremo cosa fare.

Facciamo progetti a breve scadenza. Se ci sentiamo incerti, impariamo a vivere più alla giornata, a calarci nel qui e ora. Se proprio dobbiamo progettare quello che vogliamo realizzare deve essere un obiettivo immediatamente raggiungibile e non dobbiamo affidarci a troppe condizioni mutevoli.

Conclusioni

Mi piacerebbe potervi dire che ho imparato a vivere nel presente, a lasciar andare le delusioni del passato e le speranze in un futuro migliore, ma la verità non è questa. Ho paura di non potercela fare, ho paura di non essere all’altezza delle situazioni, ho paura di fallire perché mentalmente non sono ancora in grado di vivere nel presente.

Una cosa l’ho capita però: ho sempre guardato il futuro con gli occhi del presente, ovvero ho sempre guardato, iniziando ad angosciarmi perché ero ancora distante dalla meta, a ciò che dovevo raggiungere. Poi ho compreso che il futuro va guardato con gli occhi del futuro, vale a dire con le capacità, le risorse e le competenze che avrò in futuro. E non con quelle di adesso!

Il futuro deve servici come guida non come metro di paragone.

A presto!

Sebastiano

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