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Paura dell’autorità: spoglia il tuo capo dai panni dell’orco

Incontrare il tuo capo ti spaventa? Eviti chi giudichi superiore a te? L’importante, per esperienza personale, è cercare di ricordarsi sempre che il nostro valore non dipende da quello che gli altri pensano di noi. Ognuno ha il suo percorso per realizzare se stesso e se impariamo a non paragonarci agli altri non ci sentiremo inadeguati. Gran parte della nostra insicurezza è data proprio dall’abitudine che abbiamo di valutarci confrontandoci con le altre persone. Purtroppo ero entrato in una fase della mia vita in cui sottovalutavo me stesso e, nella stessa misura, sopravvalutavo chi mi stava intorno. Ero arrivato a fare paragoni continui e questo mi portava solamente a una svalutazione di me e a un immancabile giudizio negativo. Ricordo che entravo spesso in soggezione quando avevo a che fare con figure autorevoli come capi, docenti e clienti importanti; il primo passo è quello di ritrovare un metro di paragone sano che ci dia sicurezza e che ci permetta di “affrontare” le altre persone.

In questo articolo cercheremo di analizzare, grazie alla lettura del libro “Ho vinto le mie paure” di Maria Grazia Tumminello, la motivazione principale che ci spinge ad avere paura delle autorità ed elencheremo alcuni esercizi utili per cercare di superarla.

Perché abbiamo paura dell’autorità?

L’atteggiamento di chi trema nei confronti dell’autorità richiama molto la relazione tra bambino e genitore. Il figlio è piccolo, imperfetto e immaturo mentre la figura autorevole è grande e infallibile; il bambino ha sempre mancanze da nascondere, il genitore tutto vede e tutto sa. E’ probabile che proiettiamo sulla figura del capo il nostro ideale di perfezione formatosi di fronte ai genitori. Vediamo l’altro come vorremmo essere, oppure gli sovrapponiamo l’immagine di un papà o di una mamma perfetti, autoritari o invadenti, di fronte ai quali non ci siamo mai sentiti adeguati.

Per riuscire a relazionarsi con le figure autoritarie senza provare un timore ingiustificato, occorre rendersi conto che ci fanno paura non per quello che in realtà sono ma per quello che ai nostri occhi esse rappresentano. Di fatto abbiamo paura di un fantasma che abbiamo creato e che quindi può essere dissolto solamente da noi.

Paragonarsi alle altre persone, come si diceva in apertura di articolo, porta a proiettare le nostre qualità sugli altri e a non percepirle come parti di noi stessi. Il bisogno di confrontarci con gli altri nasce per la necessità di misurare il nostro valore personale. Quando questo paragone viene fatto senza svalutarsi e neppure sopravvalutarsi può essere molto utile come orientamento personale. Il problema nasce quando quello che hanno fatto o realizzato gli altri diventa l’unico metro di valutazione della propria felicità. Quando per sentirsi bene l’unico metodo diventa quello di essere come gli altri inesorabilmente inizieremo a sentirci inferiori e ad avere paura del confronto, soprattutto con le autorità (docenti, capi, direttori, genitori) e con chi riteniamo abbia capacità maggiori rispetto le nostre.

Ho iniziato ad avere paura dell’autorità quando ho cominciato ad orientarmi esclusivamente verso l’esterno facendo dipendere la mia autostima dal parere delle altre persone. Invece di chiedermi che cosa pensavo di me stesso e se mi piaceva la persona che ero finivo sempre per domandarmi: “Che cosa pensano gli altri di me?”.

Come dice l’autrice del libro tu ha qualità che nessuno possiede e le stesse non si misurano dai ruoli e dalle gerarchie. Devi pensare alle tue capacità uniche, questo ti aiuterà a migliorare l’immagine che hai di te stesso e a presentarti in maniera meno sottomessa.

Scrivi una favola

Mi è capitato molte volte di  provare soggezione nei confronti di certe persone basandomi solamente sulle prime impressioni, sull’importanza della carica che ricoprivano o sulle notizie che altri mi avevano dato parlandomi di loro. Niente di più sbagliato! La cosa che facciamo meglio, infatti, sembra essere proprio quella di dipingere le persone diversamente da quelle che sono e crearci inutili timori. L’esercizio proposto nel libro e che dovrai eseguire va a invertire questa maniera di agire: chiudi gli occhi ed evoca una scena che riguarda il rapporto con questa persona o con un figura autorevole che ti incute soggezione. Ascolta le sensazioni che ti fa provare: dalla rabbia al timore, dal fastidio al rancore… Poi prendi un foglio di carta, un foglio word o qualsiasi applicazione utile a questo scopo e scrivi un fiaba che abbia come personaggi te e l’altra persona. Non preoccuparti che sia coerente, scritta bene, o di trovare un finale, arriva fin dove riesci. Potrai scriverla a più riprese. Cambia volto a questa persona, trasformala in qualcosa o qualcuno che ti mette a tuo agio e ti fa stare bene. Ecco, ogni volta che pensi a lui o lei, prova a pensare al personaggio della tua fiaba.

A cosa serve scrivere una fiaba? Scriverla permette di tradurre in un linguaggio simbolico le paure più profonde e inconsce e di rielaborarle. Non serve interpretarla, dare un senso logico, la fiaba agisce senza che noi dobbiamo fare nulla.

Provare a non dire soltanto di si

Eviti in tutti i modi di avere a che fare con il tuo capo o con figure che ti incutono timore? Quando l’altro ti vede sfuggente o in soggezione può a sua volta sentirsi a disagio o autorizzato a trattarti in maniera irrispettosa rafforzando la tua paura e il suo senso di potere. Per questo prova a cambiare atteggiamento: se riesci a porti ne confronti dell’altro in modo più sicuro e rispettosamente alla pari otterrai più stima e avrai meno paura.

Prova a fare come dice la psicologa Maria Grazia Tuminiello: invece di dire sì senza battere ciglio, poni qualche condizione ragionevole. Potresti dire “Si posso farlo ma non subito”, oppure “Scusi ma penso sia meglio farlo in un altro modo…”. Inoltre se fai di tutto per evitare di incontrare le persone che ti incutono timore imponiti almeno una volta al giorno di non evitarle. In questo modo spezzerai il circolo vizioso che hai creato: ho paura, scappo o mi sottometto.

Spoglia il tuo capo (o la persona che ti crea timore) dai panni dell’orco

Non è possibile evitare sempre il proprio capo perché incontrarlo ti provoca ansia. Devi smontare la maschera del cattivo che gli hai sovrapposto e ritrovare sotto di essa la persona che, per quanto terribile, è pur sempre un essere umano con il quale puoi confrontarti. Se la paura dell’altro nasce da te, e non dal carattere e dall’atteggiamento altrui, tocca a te sdrammatizzare. Immaginare in “altri panni” la persona che ti fa paura aiuta a ricordare che ciò che mette in soggezione è il personaggio creato da te e non la realtà.

Il compito che troverai di seguito è un altro esercizio consigliato dalla dott.ssa Tuminiello, uno dei miei preferiti:

  • Chiudi gli occhi e immagina che la persona che temi sia davanti a te. Cerca di evocarne il tono della voce, l’espressione severa o imperscrutabile, le frasi che usa, il suo profumo… Come ti senti in sua presenza? Nudo, piccolo, inerme, una vittima di fronte al carnefice, oppure ti sembra di essere davanti a un uomo pieno di qualità che tu non potrai mai avere? Lui ti appare potente e ti fa sentire una nullità? Senti che di fronte alle sue parole, al suo sguardo e alle sue critiche ti si blocca la voce in gola e non riesci a replicare? Adesso però tutto è possibile, siamo nel regno dell’immaginazione, tutto può ribaltarsi… Immagina di avere una bacchetta magica e di poterlo trasformare nel personaggio di una fiaba o di un film… Che cosa è diventato? Un despota malvagio, una strega maligna? Un orco o un pirata? Un personaggio buffo e ridicolo?
  • Adesso lui è in tuo potere, sei tu che hai in mano la bacchetta magica. Ed è proprio grazie a questa che di colpo il re tanto potente si ritrova nudo per strada, l’orco cade in un trappola che lui stesso aveva preparato, la strega scivola su una buccia di banana. Il pirata cade in mare, il brillante scienziato ha un’amnesia… Osserva ogni personaggio nella sua fragilità, in questo momento ha perso la sua aura temibile, è fragile e umano. Di colpo la paura che provavi si mitiga, la persona che ti fa paura non c’è più…

Ricorda: tutti noi abbiamo le nostre fragilità e anche chi ci sembra autoritario, prepotente e sicuro di se ha le sue debolezze.

Riconoscere e accettare la paura: fare amicizia con il nostro bambino interiore in panico

La paura è alla base di disfunzione, pregiudizio, protezione, violenza e crollo emotivo. Sta dietro alla co-dipendenza, ai conflitti nelle relazioni, all’auto-sabotaggio. Ci induce a evitare le novità, i differenti stili di vita, le modalità di pensiero diverse e, come si è detto in questo articolo, ad evitare le situazioni “delicate” come può essere quella di dialogare e incontrare il proprio capo. La paura spesso paralizza e quando è la stessa ad avere il controllo della nostra mente non siamo in grado di vivere la nostra vita appieno. Il problema non è la paura di per sé, ma quando quest’ultima non viene accettata e riconosciuta. Il viaggio di guarigione inizia con l’esplorare la paura.

In questo caso prima di affrontare chi ti mette in soggezione, come spiega lo psichiatra e psicoterapeuta laureato ad Harvard Krishnanda (all’anagrafe Thomas Trobe), devi rassicurare il bambino che è dentro di te: è lui che ha paura. Immagina di guardare un bambino terrorizzato. Potrebbe essere qualcuno che conosci, oppure solo un bambino qualsiasi. Prenditi un momento per consentire a te stesso di percepire la sua paura. Forse avverte una minaccia o forse rifugge da qualche pressione o aspettativa esterna. Se guardi più attentamente puoi notare che nei suoi occhi c’è sfiducia, confusione e panico. Ognuno di noi porta dentro un bambino come questo (uno spazio di profonda paura e insicurezza). Immaginare questo spazio come un bambino, avvertire l’energia di un bambino terrorizzato, è un modo che ti aiuta a connetterti con questo spazio interiore, ti aiuta a sintonizzarti con una parte interiore di te che è profondamente terrorizzata.

Ecco come fare…

  • Trova un posto in cui assumere una posizione comoda, se puoi siediti, altrimenti appoggiati al muro. Allenta tutto ciò che ti stringe e concentrati sul respiro, non allarmarti se è affannoso o se il cuore batte forte, è normale…
  • Concentrati sull’aria che esce e sull’aria che entra senza forzare. Ogni volta che l’aria entra senti il tuo torace espandersi, ogni volta che l’aria esce avverti una piacevole sensazione di leggerezza…
  • Pian piano il respiro si fa regolare, immagina adesso di avere davanti a te un bambino, è spaventato e si guarda attorno smarrito. Ha bisogno di essere rassicurato e solo tu puoi farlo. Non ha nessun altro su cui contare, non puoi lasciarlo solo. Ti fa sentire triste? Vorresti ora che ci fosse qualcun altro a dare fiducia a tutti e due, ma questa volta tocca a te.
  • Prova a prenderlo in braccio se è piccolo e ad avvicinarti e abbracciarlo se è più grande. Accarezzagli la testa, immagina di dirgli con tono calmo: “Tranquillo non può accaderti nulla di male”. Man mano che lo stringi si placa, si abbandona… smette di piangere… Prendilo per mano, adesso si fida di te, è più tranquillo; la paura è passata.
  • Pian piano lascia svanire le immagini e torna a quello che stavi facendo portando dentro di te il bambino interiore che adesso non è più solo.

 

Il bambino in panico può prendere il sopravvento sulla nostra vita senza nemmeno rendercene conto. Ma, indipendentemente da questo, l’importante è smettere di rinnegare la paura e tirarsi fuori da schemi di compensazione e di protezione“. (Krishnananda)

 

Ho capito che è impossibile piacere a tutti e che l’importante è ascoltare i propri bisogni e cercare di piacere a noi stessi. Il paragone con gli altri, sopratutto con le persone che ritenevo migliori di me, era diventato l’unico criterio di valutazione della mia autostima. Prendendo gli altri come punto di riferimento ho perso di vista le mie qualità, ho iniziato a dipendere dalle decisioni altrui e ad avere paura della loro influenza su di me; non farlo!

In conclusione: non so se questi esercizi funzioneranno per te, ma quando ti trovi o ti troverai di fronte alla paura dell’autorità ti consiglio di provare a svolgerli e, poi, di scrivere nei commenti se hanno funzionato. Condividere le proprie esperienze è sicuramente un buon modo per crescere e affrontare meglio i nostri timori.

Buone prove con gli esercizi e BePazzidiVita

 

 

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