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Paura evitata, paura incrementata

Evita di evitare fin da subito

Anch’io, come coloro che soffrono di un disturbo basato sulla paura, ho messo in pratica una ridondante strategia comportamentale errata: l’evitamento. Per anni ho evitato tutte quelle situazione che potevano far insorgere in me ansia e paure incontrollabili.

Porto addosso le ferite delle battaglie che ho evitato (F. Pessoa)

Questa strategia, che all’inizio mi faceva stare meglio, si è rivelata ad un certo punto una trappola infernale: gli evitamenti erano diventati sempre più frequenti e si erano estesi in diverse tipologie di situazioni, ovvero evitavo tutte quelle situazioni di forte disagio: sedere troppo tempo in una stanza con tante persone, come ad esempio una conferenza, era diventato per me impossibile; fare conoscenza di nuove persone era diventato per me impensabile; raccontare i miei progetti e le mie speranza agli altri era diventato un problema.

Ogni evitamento confermava la pericolosità delle situazioni evitate e mi preparava all’evitamento successivo. Questa spirale di evitamenti oltre ad azzerare la mia autostima aveva reso la mia vita completamente limitata e passiva.

Quando chiedere aiuto diventa un errore

Quando la tua vita diventa una prigione di evitamenti continui si passa alla ricerca delle richieste d’aiuto, ovvero alla tendenza a chiedere il sostentamento e l’approvazione di qualcuno. Anche questa strategia ha l’effetto iniziale di rassicurazione, ma poi conduce all’aggravamento della paura e dei suoi effetti limitanti.

Questa tendenza porterà a un peggioramento della situazione: la richiesta d’aiuto diventerà assolutamente necessaria e nelle più severe forme di disturbo fobico porterà a non essere più in grado di stare da soli. Ovviamente, ogni caso ha le sue particolarità: io per anni non ho mai chiesto aiuto e questo modus operandi mi ha trascinato a un ulteriore peggioramento della situazione.

Chiedendo aiuto, infatti, si dipende dal supporto degli altri, ma si continuano ad affrontare certe situazioni. Nel mio caso, invece, avevo paura di chiedere aiuto per timore di essere giudicato dalle altre persone. Le mie paure e il mio silenzio mi hanno portato a perdere molte occasioni e a vivere negativamente tutto quello che succedeva intorno a me. Obiettivi rimandati, progetti lasciati a metà, bugie e scuse per non affrontare situazioni scomode e di disagio mi hanno condotto a una paralisi totale.

Chi ha avuto paura delle proprie paure si è costruito la realtà che poi ha subito. Tutti possiamo costruirci tale trappola, entrarci dentro e poi non essere più capaci di uscirne da soli. Questa possibilità è molto frequente perché, come diceva Oscar Wilde, è con le intenzioni migliori che si ottengono i risultati peggiori. Le tentate soluzioni nascono proprio da questo schema: cercando la soluzione migliore nell’immediato creiamo attorno a noi un circolo vizioso di soluzioni errate.

Il passo più importante è diventare consapevoli di questo “modello” sbagliato di procedura.

Come si diventa consapevoli di tutto questo?

Se non riesci a sbloccare questa “situazione di stallo” necessiti di un aiuto specialistico. Io non sono un psicologo, nel mio blog parlo di paure che si possono risolvere con la forza di volontà, il coraggio e l’efficacia di una vita protesa al miglioramento di se stessi. Sono il primo, però, a consigliare l’aiuto di uno specialista quando la situazione è clinicamente complicata. Anche questo è uno step importante: se hai capito di aver bisogno di affrontare le tue paure con l’aiuto di una persona esperta, smettila di leggere il mio blog e rivolgiti a qualcuno che ha le basi teoriche e tecniche per farlo.

Se al contrario sei consapevole di potercela fare da solo vuol dire che è arrivato il momento di impegnarsi, ovvero iniziare un percorso di inversione dove un passo alla volta cerchi di affrontare tutte quelle situazioni che non hai mai voluto fronteggiare.

Prescriversi la fragilità

La tua debolezza se gestita e utilizzata bene, invece che negata, può aiutarti a rendere gestibile la situazione. Negando le tue fragilità e rifiutando di accettare i tuoi attuali limiti non fai altro che renderli incontrollabili. Mettendoti nella posizione di chi accetta le proprie fragilità e se le prescrive l’effetto è quello, il più delle volte, della riduzione o dell’annullamento degli esiti negativi.

Tutti noi proviamo paura, il passaggio importante è imparare ad accettarla e a utilizzarla come una risorsa. Se tu accogli tutte le emozioni che ti arrivano in modo spontaneo ne inibisci l’irrefrenabilità. La parte fondamentale sta nel trasformare qualcosa che subisci in qualcosa che gestisci.

Devi capire questa cosa: una persona che dichiara serenamente le sue paure non è una persona fragile, anzi, è decisamente forte. E’ necessario avere più coraggio per dichiarare le proprie fragilità che tenerle nascoste.

Questo modo di agire  ti porta a evitare di evitare le situazioni temute, a sforzarti di non sforzarti nel controllare i tuoi impulsi e a comportarti come se fossi in grado di superare i tuoi limiti.  L’intento è di trasformare un circolo vizioso in un circolo virtuoso.

Quando ti trovi di fronte a una sfida che pensi possa farti del male o provocarti dolore e stress pensa sempre che il carattere si forgia in situazioni di disagio e non di tranquillità.

Buona settimana con la prescrizione della fragilità!

E mi raccomando: evita di evitare! BePazzidiVita

 

 

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