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Superare la paura e vivere i tuoi sogni cambiando la tua mente

La paura è la forza trainante della vita di molte persone senza che loro ne siano consapevoli. Ci nascondiamo dietro le etichette di “ansia” e “stress“, ma alla fine sono solo dei termini clinici per sottolineare uno stato di paura.

Se vi sentite stressati e in ansia apparentemente senza motivo questo articolo potrebbe interessarvi: si parlerà di come si possano superare le proprie paure attraverso piccole sfide quotidiane.

In passato i miei sogni e i miei obiettivi mi terrorizzavano a morte perché sembravano troppo grandi per essere raggiunti. Insomma, avevo grandi progetti ma diverse paure che non mi permettevano di realizzarli.

Ho procrastinato su decisioni importanti e mi sono allontanato da chi ero veramente per molto tempo. Un giorno, però, dove aver realizzato che l’ansia, il panico e lo stress erano solo un’opzione e non per forza la normalità decisi di iniziare ad affrontare le mie paure giorno dopo giorno attraverso piccoli cambiamenti e sfide quotidiane. Questa tecnica proviene dalla filosofia giapponese Kaizen, un modo per incrementare la propria sicurezza basata su piccole pratiche ed esercizi.

E’ stato un percorso molto lungo che continua ancora oggi e che, a parer mio, continuerà per sempre; infatti, le paure sono la normalità e noi dobbiamo accettarle con la consapevolezza di poterle affrontare un po’ alla volta ogni giorno.

Per esperienza personale, e anche grazie a questa tecnica, ho capito che quando abbiamo paura del cambiamento è perché stiamo facendo un passo troppo grande; quindi, il nostro personale “salvataggio biologico” risponderà facendoci provare paura.

La strada da intraprendere per mettere a tacere la paura è iniziare dal nostro cervello, specialmente dall’amigdala (una parte del cervello che gestisce le emozioni e in modo particolare la paura).

Spegnimento dell’amigdala attraverso piccole domande

L’amigdala gioca un ruolo importante nella nostra reazione fisiologica alla fuga o all’attacco. Quando entriamo in un pensiero spaventoso o in una situazione difficile la nostra amigdala ferma il nostro cervello dal produrre altri pensieri; quindi, il nostro ostacolo maggiore per cercare di uscire da certe condizioni di disagio e ansia è provare a mettere a tacere l’amigdala.

Per spegnere la nostra amigdala facciamoci piccole domande.

Quando ho deciso che avrei imparato l’inglese non sono partito domandandomi come potevo raggiungere un livello B2 (inglese fluente) perché quella domanda mi avrebbe spaventato. Sono solamente partito chiedendomi quante ore alla settimana avrei potuto dedicare allo studio dell’inglese.

Quando ho dato il via a questo progetto non mi sono chiesto: “Come riuscirò a far si che il mio blog sia seguito da milioni di persone?”. Mi sono semplicemente domandato quando e quante ore al giorno avrei potuto dedicare a questa attività. Queste domande non mi hanno spaventato, anzi, mi hanno spronato ad andare avanti e a credere in quello che stavo facendo.

Eliminare la paura facendo piccoli passi senza riposo

Dopo aver cominciato a farci piccole domande inizieremo a intraprendere anche piccole azioni.

L’importante è prendere iniziative e azioni abbastanza piccole da mantenere la nostra amigdala su questa strada.

Troppo spesso, infatti, siamo abituati a voler superare grandi ostacoli dall’oggi al domani: all’inizio dell’anno facciamo grandi promesse e ci poniamo obiettivi ambiziosi come mangiare in modo più salutare, iniziare a fare sport o imparare una nuova lingua.

Ma per affrontare una montagna molto alta bisogna averne superate prima di più piccole, altrimenti i grandi passi che saremo costretti a intraprendere ci porteranno a fuggire da quell’obiettivo troppo difficile e ci provocheranno stress e ansia.

Se vogliamo raggiungere un grande risultato dobbiamo spezzettarlo in piccoli pezzi.

Ho intrapreso un lento e costante percorso. Mi ci è voluto più di un anno per raggiungere il risultato, ma questo percorso mi ha allenato al rifiuto della gratificazione immediata e a mantenere il “focus” sul mio percorso.

Ho iniziato a frequentare un corso di inglese finché, dopo mesi e mesi, le lezioni sono diventate un appuntamento fisso. Dopodiché ho intrapreso un viaggio di studio in Inghilterra dove ho potuto migliorare il mio livello di inglese iniziando ad utilizzare questa lingua durante azioni di vita quotidiana.

Al ritorno ho continuato a frequentare le lezioni serali e durante l’estate sono partito per un campo di volontariato in lingua inglese in Serbia. Lì, ho potuto utilizzare le conoscenze che avevo acquisito nei mesi precedenti dialogando e parlando con ragazzi di varie nazionalità.

Dopo il viaggio estivo, consapevole di dover migliorare lo scritto, ho iniziato delle lezioni individuali dove mi esercitavo tramite la scrittura di articoli, lettere ed email in inglese.

Era passato un anno ma non avevo ancora ottenuto il certificato. Avevo sostenuto già delle prove, ma non avevano avuto esito positivo. In quel periodo iniziai a tenere delle chiamate su Skype in modo da esercitare la lingua con gli amici conosciuti durante i vari viaggi. Dopo tanti sforzi e pochi risultati “concreti” a livello mentale ero un po’ scarico e deluso. L’unico aspetto positivo era che potevo finalmente comunicare con amici sparsi in tutto il mondo, cosa che mesi prima non mi sarei mai potuto permettere.

Poi, finalmente la svolta: dopo aver superato la prova informatizzata riuscii a passare lo scritto e anche l’orale.

Ho letto che si chiama “punto di rottura“, ed è quel punto dove tutto torna: gli sforzi fatti e le nozioni acquisite si fondono insieme e ti permettono di superare l’ultimo ostacolo.

Beh, in quell’occasione ho sicuramente dimostrato a me stesso che attraverso piccoli passi si possono raggiungere grandi risultati. E per grandi risultati non intendo scalate del monte Everest, maratone nel deserto o vittorie in gare di triathlon. Ognuno ha i propri obiettivi e le proprie possibilità, l’importante è cercare di andare un po’ oltre i propri limiti un passo alla volta.

Entusiasmarsi è un’emozione di coraggio

Ci sono persone che, anche non seguendo il metodo Kaizen, riescono a fare grandi sforzi e a ottenere grandi risultati.

Queste persone hanno un talento speciale: sanno come entusiasmarsi inseguendo i loro obiettivi. La passione e l’entusiasmo sono delle altre vie per mantenere lontane la paura e la voglia di abbandonare.

Invece di lasciarci sopraffare dalla grandezza del progetto dobbiamo rimanere elettrizzati da esso in modo da riuscire a essere più focalizzati e creativi.

Il metodo Kaizen e una buona dose di entusiasmo posso essere un’accoppiata importante per raggiungere i nostri obiettivi.

Allenare il cervello con la visualizzazione

Per riuscire a fare certe cose che ci spaventano dovremmo visualizzare prima noi stessi mentre compiamo quell’azione. Dovremo visualizzare quell’azione più volte in modo da permettere al nostro cervello di incrementare questa nuova abilità. Se noi visualizziamo quell’azione ogni giorno (anche solo per trenta secondi) inizieremo a padroneggiare mentalmente l’azione.

Tutto quello che deve fare il nostro corpo è seguire la nostra mente. La chiave per una visualizzazione efficace è guardare il particolare.

Dobbiamo visualizzare quello che apparirà proprio come se fosse già accaduto. Dobbiamo immaginare come reagiremo ai diversi possibili scenari, compreso il peggior risultato possibile.

Alcune possibili domande che dovremo farci:

-Che cosa farò se fallirò?

-Quali saranno, invece della solita rinuncia, le azioni alternative da prendere in caso di fallimento?

-Come mi sento (ascoltare il proprio corpo)?

Se siamo mentalmente pronti ad affrontare il fallimento, non abbandoneremo la nostra strada quando l’urto arriverà; quindi, prepariamoci!

Applichiamo questi concetti ai piccoli e ai grandi obiettivi

Possiamo usare la visualizzazione per realizzare qualsiasi cosa, anche le piccole cose, punto da cui tutti dovrebbero iniziare.

Ci sono molti modi in cui usare la visualizzazione: potremmo allenarci mentalmente a dire ciao agli sconosciuti o a chiedere lo sconto dopo aver preso un caffè al bar. Sono piccole sfide, ma vedremo che faranno una profonda differenza. Dire ciao agli sconosciuti o chiedere lo sconto non sono poi delle cose così straordinarie, ma molte persone farebbero fatica a metterle in pratica. Si, perché molti di noi sono terrificati da come si sentirebbero se le persone non contraccambiassero il saluto o se il barista di turno gli dicesse di no per lo sconto.

Quando pensiamo di non essere in grado di portare a termine piccole azioni quotidiane (in questo caso il salutare un estraneo) facciamoci questa domanda: qual è la cosa peggiore che può succedere?

Proviamo a visualizzare noi stessi mentre salutiamo un estraneo in un centro commerciale… La cosa peggiore che può succedere è che non ci risponda o che ci chieda perché lo stiamo salutando; al che noi potremmo spiegare, continuando a sorridere, la motivazione del nostro esercizio.

Qualche volta un ciao si trasformerà in una conversazione interessante; invece, altre volte non porterà a niente. Non importa quale sia il risultato, noi dobbiamo rimanere sempre sorridenti.

Conclusioni

Ogni blocco mentale, fisico o spirituale può essere superato con la mentalità Kaizen. La vita diventerà una bella opportunità per creare qualcosa di significativo, e noi possiamo farlo con fiducia e consapevolezza.

Ricordate: piccoli passi, entusiasmo e visualizzazione!

Buona pratica Kaizen! BePazzidiVita

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